Politica pro famiglia: l’esempio della Polonia

Hanno poca risonanza sui media asserviti alla cultura della morte gli esempi virtuosi di Paesi che si adoperano concretamente in difesa della famiglia – e perciò, in ultima analisi, in difesa di se stessi: bisognerebbe, infatti, che si considerassero queste spese come “investimenti”, non semplici “trasferimenti” di tipo assistenziale. Al di là delle questioni geo-politiche che qui non interessano, i successi delle politiche sociali e familiari di Paesi come Russia e Ungheria non fanno notizia. Tanto meno quelli della Polonia, dalla quale invece abbiamo ricevuto dati ufficiali di prima mano perché il presidente di ProVita, Toni Brandi, ha conosciuto personalmente, in occasione del Congresso mondiale delle famiglie dello scorso anno a Budapest, Elżbieta Rafalska, Ministro della famiglia, del lavoro e delle politiche sociali. In questi giorni, ci ha gentilmente inviato notizie relative ai programmi implementati e ai risultati ottenuti.

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Toni Brandi, presidente di Pro Vita onlus, con il Ministro polacco Elżbieta Rafalska, al World Congress of Families del 2017, a Budapest

Gli sforzi del governo polacco sono tesi a far aumentare il tasso di fertilità (già da 1,36 bambini per donna nel 2016, si è passati all’1,45 del 2017) e a migliorare le condizioni di vita delle famiglie, con particolare attenzione a quelle numerose e a quelle di bambini con disabilità. Per raggiungere questi obiettivi, la spesa sociale per la famiglia, che incideva per l’1,8% del Pil nel 2015, è passata al 3,11% nel 2017. È stato avviato, ad esempio, il “Programma famiglia 500 plusche prevedeassegni familiari di cui hanno fruito, a giugno di quest’anno, quasi 2 milioni e mezzo di famiglie (circa 120 euro, cioè un quarto del salario minimo, per il secondo figlio e per ogni figlio successivo. Sono previste maggiorazioni in caso di famiglie a basso reddito o con figli disabili). Ci sono poi i sussidi e congedi parentali (fino a 32 settimane di permesso retribuito, in parte fruibile anche dal padre contemporaneamente alla madre. Chi non ha diritto per contratto o tipologia di lavoro al sussidio di maternità riceve un’indennità di circa 230 euro alla nascita del figlio).

Sono stati inoltre incrementati i finanziamenti alle istituzioni per l’infanzia: gli asili nido sono aumentati di otto volte rispetto al 2011, quando è stato lanciato il “Progamma toddler”, finanziato con l’equivalente di 3,4 milioni di euro, divenuto “Toddler plus” dal 2017, con un finanziamento di 34 milioni di euro; somma ulteriormente incrementata nel 2018.  C’è poi stato un aumento consistente delle deduzioni fiscali per le famiglie, proporzionato al numero di figli.

Sul fronte del lavoro, hanno aumentato i minimi salariali (arrivati all’equivalente di circa 467 euro, nel gennaio 2017 e a quasi 500 euro, nel gennaio 2018). La “Large family card” (presto utilizzabile anche tramite smartphone con apposita applicazione), offre sconti alle famiglie con almeno tre figli, indipendentemente dal loro reddito, per l’acquisto di prodotti alimentari e cosmetici, abbigliamento e calzature, libri, giocattoli e carburante; riduce i costi delle bollette, dei servizi bancari e del trasporto pubblico. A luglio 2018 nel programma erano iscritte 447 mila famiglie.

Il programma “For life”, invece, è stato introdotto a novembre 2016. Mira a fornire un supporto finanziario e sociale completo per le famiglie di bambini con disabilità attraverso il miglioramento della qualità e dell’accesso all’assistenza sanitaria e alla fisioterapia, attraverso facilitazioni per l’iscrizione nelle scuole dell’infanzia, facilitazioni sul mercato del lavoro per i loro genitori, agevolazioni per alloggi a prezzi accessibili e servizi di consulenza. Il “Programma nazionale per la casa”, dal gennaio 2019, infine, prevede sussidi per 15 anni alle famiglie a basso reddito che devono pagare l’affitto della propria abitazione.

E così in Polonia nel 2017 sono nati circa 20 mila bambini in più che nel 2016 e le famiglie in condizione di estrema povertà sono sensibilmente diminuite (nel 2015 era molto povero il 9% dei bambini e dei ragazzi sotto i 17 anni: quasi la metà, il 4,7 %, nel 2017).

Il Governo polacco ha ben capito che la spesa per la famiglia e la natalità è un vero e proprio investimento per il futuro del Paese. E nonostante l’acredine mostrata dalle istituzioni europee, il nobile Paese baltico ha una normativa sull’aborto estremamente restrittiva e ha in programma di restringerla ulteriormente (vietando l’aborto eugenetico dei disabili). E il bello è che la mortalità materna in Polonia (3/100.000) è la più bassa d’Europa. Più bassa che in Paesi abortisti “evolutissimi”, come la Norvegia (4/100.000), la Svezia (5/100.000) o la Francia (8/100.000). Incredibile ma vero. E sono dati ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità, che però i cultori della morte non vi faranno mai leggere.

Francesca Romana Poleggi

Fonte: Articolo pubblicato su La Verità

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