30/11/2018

Obiezione di coscienza: l’esempio del pasticciere porta frutto

Jack Phillips, il pasticciere americano proprietario di Masterpiece Cakeshop, in Colorado, che nel 2012 si era rifiutato di realizzare una torta di nozze per David Mullins e Charlie Craig, accusato dalla Commissione per i diritti civili del Colorado di discriminazione e assolto questa estate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti non solo è diventato il simbolo internazionale della libertà religiosa ma con la sua resistenza pacifica e paziente alle umiliazioni e alle persecuzioni della lobby Lgbt, ha generato inconsapevolmente un percorso di conversione in suo nipote.

È bene specificare che non stiamo certo parlando di una persona debole e remissiva ma di un uomo capace di coniugare giustizia, coerenza e spirito di sopportazione. L’essersi rifiutato di preparare la torta nuziale per Mullins e Craig, infatti, non è l’unica forma di obiezione di coscienza esercitata da Phillips, il quale, sulla base delle sue convinzioni religiose, in passato si è anche rifiutato di creare torte per altri temi che ritiene discutibili, tra cui feste di addio al celibato, celebrazioni per il divorzio e Halloween. Ha anche sottolineato che, mentre è felice di servire i clienti gay, non può, tuttavia, sostenere il matrimonio omosessuale, a causa della sua fede. Tutto questo avrebbe scatenato contro di lui l’inquisizione arcobaleno: sottoposto a un vero e proprio linciaggio mediatico e alla gogna giuridica, non ha mai abbassato la testa ed è andato avanti difeso dall’Alliance Defending Freedom.

Per sei anni ha subìto minacce di morte e gravi atti di vandalismo nel suo negozio, fino alla completa assoluzione nel giugno scorso in quanto «le obiezioni religiose e filosofiche al matrimonio gay sono idee protette», secondo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Tutto ciò ha costituito, non solo un importantissimo precedente nella difesa della libertà religiosa a livello internazionale, tanto che, poco tempo dopo, la Corte Suprema britannica ha assolto due pasticcieri per lo stesso identico motivo, ma ha generato un effetto inaspettato nel nipote di Phillips, Sean, il quale è rimasto colpito dalla capacità di sopportazione dello zio di fronte all’odio dei militanti Lgbt. Tanto che Sean ha sentito il bisogno di approfondire le Sacre Scritture per conoscere e comprendere la fonte dalla quale Jack traeva forza e conforto.

Il lieto fine non termina qui perché, dopo l’assoluzione di Phillips, a Denver (Colorado), si è scatenata una sorta di “festa della libertà”: centinaia di persone si sono date spontaneamente appuntamento alla pasticceria di Phillips, il Masterpiece Cakeshop, esultando per la vittoria sua e della libertà d’espressione. Tra i presenti anche un omosessuale Justin Wright, il quale ha dichiarato: «Sono gay ma sono qui a sostenere Phillips. La libertà religiosa è importante per tutti in questo Paese»; e ora Jack Phillips ha moltissimi nuovi clienti.

Manuela Antonacci

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