24/05/2016

Obiezione di coscienza, le Piccole Sorelle e il “grande” Obama

Il problema dell’obiezione di coscienza è strettamente connesso con quello della libertà di pensiero e di religione.

In Europa non se ne parla molto, ma dall’altra parte dell’Oceano è in corso una grande battaglia sulla libertà di religione, che ricorda la battaglia di Davide contro Golia.

A fronteggiarsi da mesi infatti, sono la congregazione americana delle Piccole Sorelle dei Poveri,   che si occupa di fornire assistenza agli anziani, ai malati, ai bambini abbandonati... agli ultimi tra gli ultimi, come è nello stile della Madre Fondatrice Jean Jugan,  e l’amministrazione Obama.

Ma perché questa congregazione di suore cattoliche americane ha deciso di sfidare direttamente, con una class action, il presidente degli Stati Uniti?

Andiamo con ordine. La riforma sanitaria introdotta da Obama in America prevede, attraverso l’HHS mandate, che ogni datore di lavoro fornisca ai propri dipendenti la copertura assicurativa per contraccettivi e aborto. Per chi violasse questa norma, l’atto prevede multe da 100 dollari al giorno per ciascun dipendente “scoperto”. Che, moltiplicato, per il numero dei dipendenti potrebbe voler dire dover pagare una sanzione milionaria.

Sanzioni che dovrebbero essere pagate dalle Piccole Sorelle dei Poveri visto che, sin dalla promulgazione di questa legge le suore si sono rifiutate di contravvenire ai voti che hanno prestato, assicurando alle persone impiegate nel proprio servizio sociale la copertura assicurativa, ma non in caso di aborto e contraccezione. Sebbene l’HHS mandate sia palesemente contrario ai principi della Chiesa Cattolica (ma anche a valori “laici” condivisi da altre religioni e da atei), le religiose, infatti, secondo l’attuale legge statunitense, non possono astenersi dal mettere in atto queste direttive, perché l’esenzione è prevista dalla legge solo per i luoghi di culto.

Così le suore hanno intentato una class action contro la riforma sanitaria di Obama, in cui chiedono di essere esentate dal cosiddetto “mandato contraccettivo”. E il 24 gennaio del 2014 la Corte Suprema degli Stati Uniti, per la prima volta ha dato ragione, a sorpresa, proprio alle suore, vietando al ministro della Sanità di imporre il “mandato contraccettivo”, in contrasto con il credo religioso cristiano, alle suore del Colorado, e stabilendo che queste ne sarebbero state esentate tramite la sottoscrizione di una obiezione di coscienza al regolamento. Quella del gennaio 2014 però era una sentenza temporanea, che non assicurava quindi una completa risoluzione della questione.

Ma la scorsa settimana, dopo anni di battaglia legale, è arrivata una nuova vittoria per le Piccole Sorelle, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha nuovamente deciso all’unanimità in favore delle religiose, invitando le parti a trovare un compromesso che non sacrifichi il diritto alla libertà di religione. Le Piccole Sorelle infatti, non sole in questa battaglia per l’obiezione di coscienza. Al contrario, sono tantissime le associazioni cattoliche e/o pro vita che non ritengono etico contribuire economicamente alle spese per la contraccezione e l’aborto dei dipendenti. Oltre a quello delle suore ci sono stati, infatti, un centinaio di ulteriori ricorsi contro l’Obamacare, e nel 2014 erano 42 le associazioni che si erano rivoltate contro questa norma lesiva della libertà religiosa.

La scorsa settimana la Corte Suprema ha deciso quindi che le associazioni che sottoscrivono la propria obiezione di coscienza alla copertura assicurativa per contraccezione e aborto, possono essere esentate dall’applicazione della legge.

Le suore del Colorado, nella loro battaglia per il diritto alla libertà religiosa erano state benedette anche da Papa Francesco, che le aveva incontrate durante il suo viaggio negli Stati Uniti. Ad uscire sconfitte sono le associazioni che promuovono la pianificazione familiare, come Planned Parenthood, uno dei maggiori sponsor dell’amministrazione Obama.

Anastasia Filippi


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