04/04/2026 di Francesca Romana Poleggi

Obiezione di coscienza: vittoria alla Consulta contro la legge siciliana

La Corte costituzionale ha bocciato la legge siciliana che discriminava i medici obiettori. Una vittoria per i diritti umani e la libertà di coscienza.

Il 24 luglio scorso, Pro Vita & Famiglia ha consegnato a Palazzo Chigi oltre 20.000 firme raccolte dalla petizione popolare che chiedeva al Governo di impugnare presso la Corte Costituzionale una legge siciliana. La legge che consentiva agli ospedali pubblici di riservare quote di assunzioni esclusivamente a medici abortisti, escludendo e discriminando gli obiettori di coscienza.

Il Governo ci ha ascoltato e ha adito la Consulta, che nei giorni scorsi ha emesso la sentenza n. 42, depositata in data 27 marzo 2026: «la norma regionale renderebbe una convinzione morale, tradotta nell’essere obiettore di coscienza, un requisito escludente la partecipazione a un concorso pubblico rivolto a reclutare personale sanitario», il che è illegittimo.

Una vittoria per la libertà di coscienza e i diritti umani

Questa è una vittoria del buon senso, della legge naturale, della ragione e dei (veri) diritti umani.

L’obiezione di coscienza è diritto e dovere di chi sa che la legge umana, la legge positiva, deve essere ubbidita solo finché non calpesta la legge naturale, scritta nella coscienza dalla natura umana (o da Dio, se ancora c’è chi ci crede).

L’insieme di quelle norme «non scritte, e innate, degli dèi che non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove.» (Sofocle, Antigone, vv. 450-457).

Quanto ai medici, il diritto all’obiezione di coscienza è sancito anche dall’art. 9 della “intangibile” l. 194/78 che, evidentemente, viene considerata un totem, appunto, intangibile, solo quando fa comodo alla narrazione abortista.

Per non parlare del Giuramento di Ippocrate che fin dal IV secolo a.C. impegnava il medico a non somministrare «ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo».

Il ruolo del medico tra coscienza e professione

Non è questo il luogo per riflettere sul progressivo snaturamento della natura di quella che una volta era “l’arte” medica, sempre più burocratizzata, con professionisti ridotti a meri esecutori della volontà del paziente, che vivono nel continuo terrore di essere chiamati a risarcimenti milionari anche in casi in cui non è effettivamente ravvisabile una colpa grave nell’esercizio della loro attività lavorativa (come per esempio far nascere un bambino).

È invece il caso di sottolineare che, anche se il numero di medici obiettori di coscienza va sempre più diminuendo, nel complesso la maggioranza degli operatori sanitari tuttora si rifiuta di praticare l’aborto.

Questo dovrebbe far riflettere: i cattolici praticanti in Italia sono il 10% della popolazione. Evidentemente non tutti gli obiettori adducono motivi religiosi, ma sono mossi proprio da quella legge naturale che impone alla coscienza umana di non nuocere, e soprattutto di non sopprimere gli innocenti.

I dati sull’obiezione di coscienza in Sicilia

Se poi andiamo ad analizzare la situazione in Sicilia, sempre secondo i dati dell’ultima Relazione ministeriale sulla legge 194, l’obiezione di coscienza è stata praticata nel 2023 da quasi l’80% dei medici e da più del 60% degli anestesisti e degli altri operatori sanitari. Eppure vediamo che nel “punto Ivg” più “penalizzato” della Regione il carico di lavoro dei ginecologi non obiettori è di 4,48 aborti a settimana. Meno di uno al giorno. Ciò dimostra ancora una volta, anche se gli abortisti fanno finta di non vedere, che - se mai qualche donna trovasse difficoltà a sbarazzarsi del figlio - la colpa sarebbe della cattiva organizzazione delle Asl, non degli obiettori.

 

 

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