08/09/2021 di Manuela Antonacci

Ministro Usa e compagno strappano due bambini alla madre e la chiamano "adozione"

“Vogliamo dirvi più che grazie per tutti gli auguri che ci avete inviato dal momento in cui vi abbiamo detto che saremmo diventati genitori. Siamo felici di dare il benvenuto a Penelope Rose e Joseph August Buttigieg”.

Sembra un annuncio di una doppia nascita, come tanti. E invece è l’annuncio social – riportato con enfasi e tripudio da Repubblica – che scardina qualsiasi concetto di “nascita” e di esser diventati genitori. Ebbene sì, perché la neo lingua dello stesso quotidiano italiano parla di “tabù” spezzato dal segretario dei Trasporti degli Stati Uniti, il corrispettivo di un nostro ministro, Pete Buttigieg che, insieme al marito Chasten Glezman, attivista LGBTQ, affermano di essere diventati genitori a seguito della nascita dei “loro due figli”. In più si parla di "adozione", ma i bambini sono stati strappati alla madre pochi giorni dopo il parto, dunque con la vera prassi dell'utero in affitto, altro che adozione!

Ovviamente nessun parto di uno dei, ma l’adozione dei due piccoli pochissimi giorni dopo la loro nascita. In più, come se non bastasse, i due hanno definito il percorso che li ha portato all’adozione, come  “un’odissea emotiva”, perché lo scorso luglio, la partoriente dalla quale avrebbero dovuto adottare il bambino, all’ultimo momento, aveva deciso di tenersi suo figlio. Detta così, sembrerebbe pure un atto di egoismo, quello della legittima mamma del bambino che, invece, ha semplicemente rivendicato il suo diritto sacrosanto di madre.

Anzi, al contrario, è l’omogenitorialità a negare un diritto, in quanto mina alla base proprio la figura di uno dei due genitori, riproducendo, nel bambino, anche a livello psicologico, quel senso di abbandono e di strappo dalle sue figure di riferimento, in quanto anche nella coppia adottante ritroverebbe solo una figura genitoriale.

In questo, come in altri casi, ad essere negata è la figura materna, nonostante sia ben conosciuto, anche e soprattutto dalla scienza, il rapporto unico e irripetibile che si instaura tra madre e figlio. Un qualcosa che non si può cancellare con un colpo di spugna e pretendere che un bambino si sforzi di fare a meno dell’abbraccio caldo e tenero di una madre o del suono dolce della sua voce, di quel calore tenero che solo una mamma può dare.

E, invece no, deve uscire di scena, senza fare nemmeno rumore e se rivendica il diritto di tenersi il proprio figlio dev’essere anche accusata di aver disturbato la zuccherosa felicità di chi, per pensare ai propri di “diritti”, non esita a calpestare quelli altrui.

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