16/11/2012

“Medici cattolici, testimoniamo con più coraggio”

La Bioetica e l’Europa cristiana è il tema del congresso congiunto dei medici cattolici italiani ed europei, da ieri a domenica. Un appuntamento al quale il presidente uscente dell’Amci Vincenzo Saraceni ha lavorato con passione, tanto da farne un evento di assoluto spessore culturale e scientifico.

Presidente il nostro Congresso ha per tema le grandi domande della bioetica. Con quali obiettivi è stata compiuta questa scelta?

Celebriamo il Congresso nazionale ogni quattro anni e mi sembra un tempo utile per fare il punto sui grandi temi eticamente più sensibili, quali il valore della vita e la sua difesa in ogni istante, l’obiezione di coscienza come diritto individuale intangibile, ma anch il problema delle risorse per la sanità, oggi a rischio di riduzione proprio quando, a motivo dell’invecchiamento della popolazione, è invece prevedibile un aumento del consumo di risorse sanitarie, fino alle sfide poste da biotecnologie e medicina predittiva.

Cosa significa per i medici cattolici italiani un congresso insieme nazionale ed europeo?

Lo sforzo che faremo sarà di rintracciare nell’identità cristiana dell’Europa una cultura ormai patrimonio di tutte le genti del continente su cui costruire una visione della professione medica di tipo vocazionale condivisibile anche da chi non avesse la nostra ispirazione religiosa. Noi ci limiteremo a testimoniare questa opzione in una società caratterizzata dal pluralismo etico cercando di mostrare che la nostra visione è quella che più rende giustizia alla domanda di salute dei malati.

Lei è prossimo a cedere il testimone a un nuovo presidente. Può dirci cos’ha imparato dalla giuda dell’Amci, e cosa porta con sè di questa esperienza coincisa con gli anni nei quali è esplosa la grande “questione bioetica” e antropologica?

Sono presidente dell’Amci dal 2004, e dopo otto anni, non solo per ragioni statutarie, è giusto passare la mano. Sono stati anni intensi, non facili, proprio per la “questione bioetica” posta con forza dalle nuove frontiere della medicina (basti pensare alle tecniche della fecondazione artificiale e all’ingegneria genetica) cui la pubblica opinione ha riservato un consenso marcato a volte privo di una corretta informazione. Sono contento che l’Amci sia rimasta radicata nel Paese nonostante la difficoltà che hanno vissuto tutte le esperienze associative, professionali: l’Amci c’è, da oltre sessant’anni, a servizio dei malati e della Chiesa.

Di cosa ha bisogno oggi?

Credo di poter dire, facendo anche autocritica, che l’Associazione ha bisogno di aprirsi di più alla ricerca di risposte, scientificamente fondate, sui temi di cui abbiamo fatto cenno. La definizione di accanimento terapeutico, con i suoi confini, o l’idratazione e la nutrizione, solo per fare due esempi più vistosi, devono essere dibattiti con coraggio nell’Amci che mi sembra l’associazione più titolata per dare un contributo responsabile alla classe politica, e anche alla chiesa.

Su quali fronti sarà chiamata a spendersi l’associazione nei prossimi anni?

La sfida è tutta culturale. Occorre riflettere sulla circostanza che la pluralità delle proposte etico-culturali, tipica della liberaldemocrazia espressiva delle Società modellate sul sistema di mercato, comporta il diffondersi non solo della loro pari legittimizzazione ma anche di una sostanziale equivalenza tra esse. Di qui due elementi basilari che plasmano i cinvincimenti e i comportamenti della gente: da un lato il consolidarsi di un approccio relativistico rispetto alla valutazione di un qualsivoglia principio, dall’altro la costruzione di una scala di valori non incentrata sulla loro qualità, ma sulla quantità delle adesioni a essi tributate dai membri della comunità.

La morale si aggancia, cioè, non a principi ritenuti certi ma ai comportamenti tenuti dalla maggioranza. Il compito dei medici cattolici è testimoniare un modello, proporlo e cercare di farlo diventare maggioritario nel Paese. Un tema nevralgico è il coinvolgimento dei nuovi professionisti della medicina, i medici giovani, ampliando la base associativa.

Cosa intende fare l’Amci su questo fronte?

E’ il tema che ci inquieta di più e che torna in tutte le nostre assemblee. Obiettivamente nella nostra Associazione prevalgono gli iscritti adulti e anziani. Credo che per essere attrattivi verso i giovani medici dobbiamo aprirci ad attività concrete di solidarietà, di missionarietà, di servizio medico ai poveri.

Credo che i giovani siano disposti ad accogliere l’invito. Diceva un mio amico sacerdote: “Ai giovani se chiedi poco danno niente, se chiedi molto danno tutto”. Io non sono riuscito, ma che verrà dopo di me potrà farlo.

Quale consiglio darà al suo successore?

Di avere coraggio: la Chiesa è consapevole che la vera evangelizzazione si fa negli ospedali e nei luoghi della sofferenza umana, dove i medici hanno il ruolo decisivo per l’annuncio della buona novella ai malati.

di Francesco Ognibene

 

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