25/01/2020

“Maschio e femmina li creò – Il bello di essere diversi”. Un convegno che apre gli occhi

Uomo e donna, pur condividendo una pari dignità umana, sono diversi. Un convegno, organizzato dalla Parrocchia di Albegno, in collaborazione con la nostra Pro Vita e Famiglia Onlus, dal titolo “Maschio e femmina li creò – il bello di essere diversi”, ha approfondito questa tematica.

L’evento, tenutosi il 17 gennaio 2020, ha avuto come relatori il medico e bioeticista Daniele Torri, il direttore editoriale della nostra rivista mensile, Francesca Romana Poleggi, e i referenti territoriali di Pro Vita & Famiglia, Elena Pisani e Fabio Allegrini.

Come riporta Elena Pisani, il dottor Torri ha inizialmente illustrato, dal punto di vista medico, «le caratteristiche fisiche, psicologiche, emotive che ci differenziano tra uomini e donne» in tutto il mondo, citandone, ovviamente, le fonti.

«Gli stessi colori, rosa per femminuccia ed azzurro per maschietto, non sono stati "scelti" a caso, ma sono frutto delle preferenze dell'occhio maschile e dell'occhio femminile, scientificamente. Questo perché non è l'ambiente che determina l'identità di un individuo, bensì la sua natura di maschio oppure femmina», mentre l’ambiente, semmai, ne enfatizza le caratteristiche.

Ecco perché le differenze tra uomo e donna, come l’essere tendenzialmente più razionale del primo o più multitasking della seconda, non sono da considerarsi stereotipi che fomentano le discriminazioni, ma, al contrario, importanti fattori, che, se presi in considerazione, ci danno modo di cogliere tanto la preziosità di entrambi i sessi, quanto la complementarità fra essi.

E ciò spiega perché è così dannoso per la sana crescita dei ragazzi e per lo sviluppo della loro reale identità il continuo lavaggio del cervello a cui vengono sottoposti da chi veicola loro le false teorie dell’ideologia gender.

È sugli effetti negativi di tale indottrinamento che la professoressa e giornalista Francesca Romana Poleggi si è concentrata nel suo intervento, presentando i casi concreti di persone (alle quali va il massimo del nostro rispetto) che vengono convinte a farsi bombardare di ormoni ed a lasciarsi operare con un intervento chirurgico (con seri rischi anche a lungo termine) che prevede la mutilazione dei loro genitali e la sostituzione di essi con un fac simile del sesso opposto.

Per non parlare della conseguente imposizione di una neolingua fondata sulle menzognere teorie gender, per cui universitari americani possono indossare un cartellino con il pronome con cui desiderano ci si rivolga loro in quel giorno e i professori che si ribellano a ciò (per fare onore al vero) subiscono il linciaggio, nonché di quelle star che affermano di avere figli “gender fluid”.

In conclusione, Elena Pisani ha presentato una serie di episodi, verificatisi sul territorio bergamasco, di ipersessualizzazione precoce dei bambini nelle scuole, spesso fondati sulle linee guida europee per l’educazione sessuale dell’OMS, che talvolta istruiscono i bambini circa pratiche non appropriate alla loro età.

Racconta, infine, di aver assistito personalmente ad uno spettacolo, promosso nelle scuole superiori bergamasche, in cui la protagonista racconta del suo intervento di “cambio” del sesso e di come abbia trovato liberanti l’avere rapporti intimi con sconosciuti e l’uso di droghe.

Un convegno come quello che si è tenuto presso il Teatro di Albegno apre veramente gli occhi su quanto oggi tocca il tema delle differenze sessuali. Un loro positivo riconoscimento (e fedele alla scienza, piuttosto che alla dannosa ideologia gender) può davvero rappresentare un ottimo strumento nella lotta alle vere discriminazioni.

 

di Luca Scalise

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