17/08/2020 di Francesca Romana Poleggi

L'utero in affitto visto dall'Estremo Oriente

Yoshie Yanagihara è un ricercatore giapponese della Scuola di Scienza e Ingegneria della  Tokyo Denki University che ha pubblicato un articolo molto interessante sulla rivista Bioethics in cui si parla di utero in affitto.

Il documento offre un punto di vista alternativo a ciò che si dice in Occidente a proposito della (turpe)  pratica e spiega  la storia e il contesto in cui si realizza la  maternità surrogata nell'Asia orientale.

In Occidente la pratica dell'utero in affitto è relativamente recente, perché intimamente legata all'affermarsi della fecondazione artificiale che ne è presupposto essenziale. In Estremo Oriente, invece i sistemi di gravidanza a contratto esistono da molto tempo e sussistono nonostante in alcuni Paesi essi - come l'utero in affitto - siano vietati.  Per esempio, in Cina e Giappone esisteva un sistema simile a quello coreano che consentiva alle coppie senza eredi maschi di usare delle donne dette ssi-baji  che partorivano un bambino in cambio di un lauto compenso. Se nasceva una femmina, se la tenevano e ricevevano una somma inferiore.

Oggi, i mass media giapponesi presentano le donne bianche come madri surrogate molto "convenienti".  Insomma, noi abbiamo l'idea delle coppie bianche che sfruttano le donne orientali (per es. indiane) per comprare un figlio a buon mercato; le ricche coppie giapponesi, invece,  pensando di dover affittare un utero, usano le bianche. Inizialmente, in Giappone, la pratica ha ricevuto un'accoglienza fredda ed è stata considerata uno sfruttamento commerciale. Poi, come sta accadendo da noi, i media, i "casi umani", i vip che si sono imbarcati nel losco traffico, hanno fatto cambiare l'opinione pubblica. 

È interessante, in proposito, notare che le madri surrogate occidentali vengono presentate come donne amorevoli che, grazie alla cultura cristiana su cui si fonda l'Occidente, sono naturalmente altruiste, quindi affittano l'utero e vendono i bambini che hanno portato in grembo per nove mesi per spirito di solidarietà con le coppie sterili.

A questo proposito invitiamo i nostri Lettori  (e i Giapponesi) a  non cadere nel tranello della "maternità solidale" e della possibile regolamentazione della pratica dell'utero in affitto "gratuito". È vero che per le donne occidentali, pagate o non pagate (c'è SEMPRE un "rimborso spese, anche nel Regno Unito dove la pratica formalmente dovrebbe essere gratuita) c'è quasi sempre una componente altruistica, quando affittano l'utero: ma la pratica è e resta ignobile e inaccettabile in ogni caso. I bambini non si comprano e neanche si regalano. Inoltre, anche se la donna è spinta dal buon cuore, lo sfruttamento c'è e resta grave. Anzi, per certi versi ancora più esecrabile: basta leggere le agghiaccianti testimonianze delle madri surorgate pentite che denunciano come i compratori di bambini si approfittino di loro, del loro corpo e del "complesso del missionario", una sitazione psicologica al limite del patologico per cui le persone si sentono degne di esistere solo se "aiutano" qualcun altro...

Insomma, scrive  Yanagihara, «la situazione attuale in Asia ribalta la prospettiva [occidentale]: le donne bianche sono considerate come bersagli più facili per lo sfruttamento da parte dei ricchi di colore. Per i clienti asiatici, gli occidentali possono essere facilmente considerati come "altri" che possono utilizzare per le loro esigenze riproduttive. Nell'era globalizzata di oggi, l'industria della maternità surrogata non è più solo per ricchi occidentali».  E, mentre chi usa le surrogate dei Paesi poveri è reo di sfruttamento di donne povere, nell'immaginario collettivo giapponese si fa strada l'idea che usare le donne bianche non sia "sfruttamento" perché sono spinte a vendere l'essenza più intima del loro corpo, la maternità, per "spirito cristiano". Una volta che questa retorica si sarà consolidata, il già milionario mercato globale di donne e bambini subirà un'ulteriore espansione grazie alla domanda delle ricche coppie dei Paesi dell'Estremo Oriente (pensiamo al gigante cinese).

Ciò considerato, concordiamo con l'Autore quando dice che bisogna «ricostruire le prospettive femministe con una visione globalizzata, per proteggere il corpo delle donne, indipendentemente dalla nazionalità, etnia, colore della pelle o religione». 

L'utero in affitto deve diventare un reato universale, senza se e senza ma. 

 
 
 
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