05/09/2019

Luca Argentero: «La parità dei sessi rovina il romanticismo», si scatena il web

«La parità tra i sessi rovina il romanticismo» e guerra fu: è bastata questa frase dell’attore piemontese Luca Argentero per scatenare la bufera sui social. Intervistato qualche giorno fa dal settimanale Oggi, ha osato raccontare il suo rapporto con la fidanzata Cristina Marino in modo politicamente scorretto, allontanandosi totalmente dalla vulgata “veterofemminista” con cui vengono oggi interpretati e narrati i rapporti uomo-donna.

Ecco la pietra dello scandalo: «La mia fidanzata è molto poco femminista. Mi spiego meglio: è un’imprenditrice, super impegnata nel suo lavoro, ma, al tempo stesso, le piace occuparsi della casa e ricevere le attenzioni che sono dovute a una donna, farsi coccolare. L’ossessione per la gender equality ha rovinato il romanticismo e ha inibito l’uomo che deve avere a che fare con donne sempre più forti, affermate. Voglio dire, ti trovi davanti una che ci prova».

Argentero ha continuato affermando che a lui continua a piacere essere «l’uomo della coppia, il maschio. Portarti un fiore, invitarti a cena… Non mi va di scontrarmi con una che si offende se le apro la portiera della macchina o le verso l’acqua a tavola».

Difficile scorgere in queste parole che denotano una concezione dell’amore quasi cavalleresca, un che di discriminatorio verso le donne. Evidentemente, se alcuni follower dell’attore vi hanno ravvisato addirittura un attentato all’emancipazione femminile, è forse perché siamo disabituati a concepire in modo non conflittuale i rapporti uomo-donna, rapporti in cui ognuno faccia la sua parte, senza l’ossessione della prevaricazione dell’uno sull’altro.

Ma l’attore non le ha mandate a dire, anzi, ha cercato di difendersi, sempre tramite i social, pubblicando l’estratto dell’intervista incriminata insieme ad un commento: «Twitter: l’arte di vedere del marcio anche dove non c’è….» E noi incrociamo le dita sperando di non dover assistere ad una futura, repentina ritrattazione, a capo chino.

 

di Manuela Antonacci

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