08/06/2022 di Giuliano Guzzo

L’Italia al voto. Ma le amministrative guardano ai temi pro life e pro family?

A causa della guerra in Ucraina, della correlata crisi energetica e di altre gravi priorità, non se n’è forse parlato abbastanza; non come avrebbe meritato. Eppure domenica sarà un giorno significativo per l’Italia dal momento che molti italiani saranno chiamati alle urne per un vero e proprio election day. Saranno infatti poco meno di 1.000 – 978, per la precisione – i Comuni dei quali i cittadini saranno chiamati a rinnovare le amministrazioni: 756 appartenenti a regioni a statuto ordinario e 222 a regioni a statuto speciale. Per quanto non si tratti di città come Milano o Roma, parliamo comunque un appuntamento che interesserà ben 26 centri capoluogo di provincia: da Alessandria a Verona, da Como a Piacenza, da Belluno a Parma e altre realtà importanti come Sesto San Giovanni, Monza, Gorizia, solo per citarne alcune.

Si voterà pure in alcuni comuni capoluogo di regione quali Catanzaro, Genova, L'Aquila e Palermo. Non si tratta insomma di un election day marginale, tutt’altro. E questo non solo per il numero già significativo di amministrazioni comunali che andranno a formarsi a seguito del voto di domenica, ma anche per le ricadute che ciò avrà su tanti versanti; a partire da quello valoriale. Come dovrebbe essere ormai noto, infatti, eleggere un Sindaco è molto di più che eleggere un semplice primo cittadino; significa eleggere qualcuno che avrà la possibilità sia di varare misure utili per i propri cittadini – per esempio, incentivando le nascite e sostenendo le giovani coppie -, sia di muoversi in senso opposto.

Tanti, per esempio, sono gli amministratori che decidendo di supportare il mondo Lgbt hanno in questi anni scelto di dare il patrocinio comunale a della manifestazioni o a delle iniziative oggettivamente discutibili sotto il profilo morale; basti pensare a quello che, recentemente, è accaduto a Milano, dov’è stato approvato un registro per il riconoscimento del genere di elezione dedicato alle persone transgender e non binarie, che consentirà alle persone trans di usare i loro nomi sui documenti comunali, al posto del «deadname», come viene chiamato il nome assegnato alla nascita a una persona transgender. Oppure pensiamo al patrocinio concesso dal Comune di Cremona (e da quello di Crema) al Pride blasfemo con tanto di Madonna a seno nudo.

Tutto questo per dire che un’Amministrazione comunale oggi non ha solo la possibilità di appoggiare o meno un gay pride, ma può fare molto di più in supporto di cause che è difficile non considerare come ideologiche.

Allo stesso modo, come si diceva poc’anzi, un Comune può anche spendersi in favore dei valori non negoziabili, con iniziative pregevoli. Resta esemplare, al riguardo, quanto fatto a Sant’Agata Bolognese, un paese di 7.400 anime il cui sindaco, l’avvocato Giuseppe Vicinelli, ha istituito – per primo in Italia – un Assessorato alla Vita, lanciando in questo modo un fortissimo e inequivocabile segnale pro life. Un segnale lanciato anche con “Sostegno alla vita nascente”, la mozione con la quale il Comune di Iseo, nella provincia di Brescia, nell’ottobre 2020 ha scelto di promuovere l’istituzione di sussidi economici alle donne in gravidanza per disincentivare gli aborti volontari: 2880 euro per 18 mesi, gli ultimi sei di gestazione più l’anno a seguire, che fanno 160 al mese.

Ecco che allora gli italiani che, tra poco, si receranno alle urne in ben 978 comuni, è bene prestino davvero molta attenzione al voto che si accingono a dare; perché dal loro appoggio può derivare il supporto ad Amministrazioni che possono fare molto in favore del bene comune. Paradossalmente – nel senso che spesso il Comune viene visto come un ente piccolo e con il raggio d’azione ridotto al piano locale – anche più di quanto possa fare un Governo nazionale che, avendo innumerevoli questioni sul tavolo, alla fine rischia di affrontarne bene solo alcune; e spesso neppure così rilevanti sotto il profilo etico.

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