20/06/2020 di Manuela Antonacci

L’influencer e la mamma-nonna: la storia di ordinaria follia dell'utero in affitto

L’abbattimento di ogni limite è evidentemente l’unica, vera, parola d’ordine che domina la nostra società e che dischiude porte che sarebbe meglio rimanessero chiuse.

In questo caso ci riferiamo alla vicenda di un’influencer americana, Breanna Lockwood, che dopo aver tentato, per quattro anni, di avere un bambino, in questi giorni, ha annunciato che ci riuscirà grazie all’utero in affitto, ma non uno qualunque, bensì quello di sua madre.

Il tripudio del “love is love” è stato il messaggio centrale della foto postata sui social, con cui la Lockwood ha dato la notizia: eh sì, perché per indorare la pillola di un simile “intreccio” familiare, in cui di fatto non si sa più bene chi sia la mamma, chi la nonna e chi la sorella di questo bambino, ci si è studiati un bel quadretto con coppia sorridente e lavagnetta con la scritta «fatto con tanto amore [il bambino] e un po’ di scienza». In primo piano la mamma “eroica” che a 50 anni mostra grande disinvoltura nel portare un pancione che sicuramente gli sarà costato non poco stress dal punto di vista sia fisico che psicologico.

Ma se tutta questa overdose di saccarosio non bastasse, la Lockwood ci aggiunge il carico da novanta con la frase d’effetto: «la più grande sostenitrice della mia vita ci sta dando la nostra più grande benedizione. La mia bellissima mamma sta portando in grembo il suo primo nipote, Aaron e il mio bambino biologico, come portatrice gestazionale! Aaron e io abbiamo avuto il nostro DNA riproduttivo prelevato, fecondato, testato e congelato tramite fecondazione in vitro, mentre mia madre ha superato ogni test per poterci dare questo dono. Sfidando le probabilità, a 51 anni sta spingendo le scienze riproduttive fuori dagli schemi per darci suo nipote tramite maternità surrogata!».

Inutile dire che il post ha avuto grandissimo successo: una pioggia di frasi smielate e valanghe di cuoricini, quasi una gara a chi si mostra più “dolce” nel commentare una situazione di estrema confusione, in cui i ruoli familiari, si invertono e si intrecciano in un modo tale da non consentire nemmeno più di definirli, in relazione al bambino che sta per nascere.

Ma paradossalmente, in tutto questo, non c’è spazio proprio per il protagonista: il bambino, che viene appena menzionato, infatti la Lockwood chiosa «Condividere questa avventura con mia madre è stata l’esperienza più unica e sorprendente della mia vita. La maternità surrogata è davvero il dono più altruistico di sempre, è il puro esempio del “faresti qualsiasi cosa per i tuoi figli”, e se posso essere anche la metà di quello che è stata mia madre, saprò che sto facendo qualcosa di giusto…». Insomma, al centro di ogni desiderio c’è sempre e solo l’io e in nome dell’io, ciò che è giusto non è nemmeno ciò che è lecito ma ciò che è lecito per me, anche a costo dell’abbattimento di ogni barriera morale.

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