08/05/2020 di Manuela Antonacci

La figlia di un malato terminale: «Negli hospice della Sardegna si muore in solitudine»

"Ho scritto mail a tutti: dal presidente Solinas che, in barba al suo passaporto turistico non ha previsto alcun 'passaporto per il fine vita', all'assessore alla Sanità, alle direzioni dell'Ats, a tanti consiglieri regionali, ma finora non ho avuto risposte concrete". Queste le parole accorate di una donna che ha denunciato, ultimamente, la condizione di solitudine in cui suo padre sta vivendo gli ultimi istanti della sua vita, rinchiuso in un hospice della Sardegna, senza la possibilità di vedere i familiari.

Come sottolinea sua figlia. "Nonostante i bassissimi contagi, i pazienti continuano ad essere privati dell'affetto dei loro cari. L'unico contatto con l'esterno può essere una videochiamata, che nel caso specifico di mio padre non può essere effettuata per circostanze che non dipendono da lui. Ma quello che conta davvero è che gli hospice non possono e non devono essere trattati alla stregua degli altri luoghi di cura: hanno una vocazione importante di accompagnamento alla morte".

Come lamenta la donna, le restrizioni dovute al coronavirus, per evitare ogni forma di contagio, rischiano di trascurare gravemente la situazione di chi sta affrontando il fine vita, negandogli il conforto della famiglia, indispensabile in questi momenti. Insomma, si sarebbero “sfornati” ordinanze e decreti, senza interrogarsi su quale fosse la vera tutela non 'del' malato ma 'per' il malato. Non immedesimandosi nella situazione di chi non solo vive sulla propria pelle la malattia fisica, ma soprattutto, la vive in solitudine, assalito anche dalla normale e terribile, al tempo stesso, paura della morte e, non vedendo i propri cari, anche da quella dell’abbandono.

Una vita che, inconcepibilmente viene conclusa in solitudine, anche da chi una famiglia ce l’ha. Eppure, questa tragedia nella tragedia potrebbe essere facilmente evitata, in quanto, come sostiene la donna, ci sarebbero strutture in altre regioni che consentirebbero gli accessi per casi eccezionali, ma in Sardegna nessuno ci avrebbe pensato. Fatto sta che la donna, non vede suo padre da ben due mesi e non sa nemmeno se potrà incontrarlo prima che muoia

Per questo ha lanciato, dalle colonne di un giornale locale un accorato appello alle istituzioni, richiamandole alla loro responsabilità etica, insostituibile e decisiva nel tutelare i diritti umani dei più fragili.

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