14/03/2020

La denatalità è il cancro del popolo italiano. Combattiamolo a partire dalle forze armate

Rimanevo sbalordito quando i giovani Comandanti delle navi e dei sommergibili dei nostri alleati, di passaggio in Sicilia, tributandomi l’antica e bellissima usanza marinara di “visita di cortesia”, grati dell’ospitalità concessa agli stanchi equipaggi mi raccontavano di avere in media 4 figli a testa.

La proliferazione di figli nelle Forze Armate estere è basata su un lungimirante approccio dei rispettivi Governi, mirato ad attuare una politica demografica e della famiglia dedicata al personale in servizio. In Francia, Spagna e Turchia l’incremento demografico autoctono è considerato come una delle condizioni fondamentali per la risoluzione delle criticità sociali ed economiche. A rischio di sentirmi non politicamente corretto, credo che anche in Italia - nazione con un tasso di natalità tra i più bassi del mondo - ogni sforzo debba essere fatto affinché la politica demografica si prefissi due finalità essenziali: il numero e la sanità morale, identitaria e fisica delle nuove generazioni.

L’aberrante visione di alcuni politici di sostituire gli italiani con un’incontrollata immigrazione extracomunitaria non può che minare la tutela degli stessi interessi vitali della Nazione, basati non solo sulla difesa dei confini e sull’integrità territoriale, ma anche sull’autoconservazione della sua popolazione con i suoi specifici caratteri civili, religiosi, linguistici, etici, identitari e culturali, effetti di un lungo ed affascinante percorso che dura da 28 secoli. Bisognerebbe quindi insistere affinché si attui una politica che protegga e consolidi tutti i valori etici e morali che cementano la famiglia e la meravigliosa capacità di procreare. Si può ripartire dal personale della Difesa attuando riforme concrete per sostenere la natalità, attraverso misure ad hoc che, tramite incentivi fiscali e strutturali, rendono possibile conciliare il lavoro – soggetto a continui trasferimenti - con la famiglia.

In Italia, il legame tra nuzialità e natalità è ancora molto forte: si dovrebbe dunque favorire il matrimonio e la composizione di nuovi nuclei familiari sin dai primi anni di servizio, assegnando premi di natalità. Tutelerei la donna militare o la moglie del militare in stato di gravidanza o maternità attraverso il riconoscimento di agevolazioni fiscali e sociali, a prescindere dal reddito. A similitudine di altre nazioni europee, sosterrei le famiglie numerose con provvedimenti strutturali quali l’iscrizione gratuita all’asilo e alla scuola, la gratuità dei libri scolastici, lo sconto sul trasporto pubblico e privato, la drastica riduzione delle imposte dopo il terzo figlio e la detassazione sul reddito del nucleo familiare. Difenderei l’integrità e la sanità della comunità militare contro atti quali l’incitamento a pratiche contro la procreazione ed altri affini; promuoverei iniziative per la protezione della gioventù, sostenendo ed attivando sinergie e partenariati con gli organismi pubblici e privati, favorendo una solidarietà attiva nell’educazione familiare, scolastica e sportiva.

Chi ha vissuto nell’ambiente militare sa bene come sia importante sostenere il ricongiungimento delle famiglie al militare. Sosterrei una politica che assicuri i servizi e la logistica per la serena collocazione geografica della famiglia laddove il militare ha sede, e non viceversa come aveva disposto la ex-Ministro Trenta. Ella non sapeva forse che è difficile disporre di Forze Armate vincenti se asserragliate sotto le gonnelle della mamma anziché al fronte o imbarcato.

 

di Nicola De Felice*

*Ammiraglio di divisione (ris) – Articolo già pubblicato sulla rivista Centro studi Politici e Strategici MACHIAVELLI

 

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