10/02/2023

INTERVISTA ESCLUSIVA – Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede: «Come battere inverno demografico e sostenere le famiglie»

L’inverno demografico, lo sappiamo, attanaglia l’Italia e il resto d’Europea. C’è però una realtà, quella ungherese, che va in controtendenza sul piano della natalità. Di questo ne abbiamo parlato, in un’intervista esclusiva, con Eduard Habsburg-Lothringen, ambasciatore dell’Ungheria presso la Santa Sede.

L’Europa sta vivendo una gravissima crisi demografica. L’Ungheria, invece, è un bell’esempio che va in controtendenza. Qual è la vostra “ricetta” sulla natalità?

«L’Ungheria è l’unico paese in Europa che si dichiara espressamente cristiano. Lo Stato prende la sua fedeltà alle radici giudaico-cristiane sul serio: questo suo atteggiamento determina le sue politiche. La nostra Legge fondamentale comincia citando un verso del nostro inno nazionale: “Dio benedica gli ungheresi”. Di conseguenza la vita umana e la famiglia sono per noi dei valori fondamentali la cui tutela è un obbligo. L’Ungheria cerca di creare un ambiente favorevole per le famiglie, nel quale i coniugi si sentono incoraggiati ad avere figli. Da una parte si tratta di un’atmosfera generale nel quale si percepisce che avere una famiglia è una cosa bella, positiva, accettata: i leader politici si mostrano spesso alla presenza dei loro familiari. Il Primo Ministro con la moglie, i loro cinque figli e nipoti oppure la prima donna Presidente della Repubblica con il marito e i loro tre figli. Dall’altra parte si tratta di un pacchetto di misure complesso di aiuti economici: dai prestiti agevolati per l’edilizia, il congedo parentale, i servizi forniti da centri diurni per bambini, lo stipendio per nonni per occuparsi dei nipoti, le agevolazioni fiscali, i sostegni finanziari per acquistare mezzi di trasporto per uso familiare. E siamo lieti che tutta questa strategia realizzata da più di dieci anni abbia già i suoi primi risultati: il tasso di fertilità in Ungheria è aumentato dal valore di 1,23 a quello di 1,59 (la cifra media nell’UE: 1,48, in Italia: 1,31). Siccome tutto questo è un progetto multidecennale, dobbiamo continuare sullo stesso percorso. Ma non si tratta solo di aiutare economicamente. Ci deve essere un’apertura di tutta la società per l’idea di famiglie numerose. Questo è un lavoro culturale - più duro, più lungo – però più importante».

Perché, secondo Lei, molti paesi Occidentali, tra i quali proprio l’Italia, stanno vivendo questa crisi demografica? Quali sono le cause?

«Mi fa molto male di vedere l’Italia, il paese “par excellence” associato ai bambini, vivere questo inverno demografico. Qualche anno fa ho guardato il film “La Strada” di Fellini. In quest’Italia degli anni 50 ogni villaggio era pieno di figli. Mentre oggi vedere una donna incinta nelle strade di Roma è un’eccezione. Purtroppo tutta l’Europa ha tagliato le sue radici cristiane, come anche la fede si è qui indebolita. Al centro delle società dei consumi ci sono i beni materiali e l’individualismo. La nostra epoca è inoltre esposta al rischio della “colonizzazione ideologica” (usando un termine di Papa Francesco), di quella gender che influenza le menti dei cittadini e non favorisce la crescita delle famiglie tradizionali. Dobbiamo svegliare la nostra parte più giusta, quella altruista che gioisce nel vivere in comunità e per altri».

Cosa potrebbe fare l’Italia per avvicinarsi all’esempio ungherese?

«Ogni paese chiaramente deve trovare le soluzioni per la sua situazione, ma si può sempre imparare dagli altri. L’approccio ungherese è pragmatico nel senso che garantisce un sistema di sostegno alla famiglia nel quale dominano i principi della fattibilità e della sostenibilità. Da noi storicamente prevale la famiglia con doppio stipendio con l’opportunità di interruzione di carriera per le donne (o per gli uomini) grazie al congedo parentale che può durare 2 o 3 anni. In Ungheria viene garantita la custodia dei bambini fin dall’asilo nido, attraverso l’asilo fino al servizio di doposcuola gratuitamente dallo stato. Le parenti di tre figli minorenni sono praticamente esenti dell’imposta sul reddito personale. Una giovane famiglia in attesa del primo figlio può chiedere un prestito con destinazioni libere di circa 25.000 euro, il rimborso del quale non è più necessario dopo la nascita del terzo figlio. Le famiglie con almeno 3 figli sono autorizzati a prendere un contributo di circa 25.000 euro e un credito dello stesso valore per costruire un immobile residenziale. Si tratta quindi di un pacchetto di misure che funzionano nell’incoraggiamento dei coniugi ad avere dei figli e conseguentemente possono essere attraenti per altri paesi. Ma come dicevo, non si tratta solo di aiuto economico. La gente deve capire che non si è “pazzi” ad avere figli, che è una scelta legittima di vita. Se il mio presidente o un famoso calciatore parlano di famiglia, si fanno vedere con famiglia, con figli, non mi sento così solo in questa mia decisione bellissima anche se spesso dura».

Un aumento della natalità quali benefici può portare alla società in termini di famiglia, contrasto all’aborto, matrimoni e anche dal punto di vista economico?

«Un paese senza figli è una società senza futuro sia nel senso morale che nel senso economico. È un risultato fantastico delle misure della politica familiare ungherese illustrate sopra che negli ultimi anni i matrimoni siano quasi raddoppiati da noi, i divorzi sono calati di quasi il 40% e gli aborti si sono quasi dimezzati. Tutto questo parla da sé. Nella mia esperienza personale i figli imparano tutte le virtù per una società migliore: il rispetto per i più deboli, la solidarietà, il senso del bene comune. E questo è più facile con tanti fratelli e sorelle. In questo senso la famiglia numerosa aiuta a costruire una società più giusta. Uno stato che aiuta economicamente delle famiglie numerose non “finanzia un lusso”, ma fa un investimento per il futuro del paese e della società. E anche la fede cristiana si impara meglio nella famiglia».

Nel mondo c’è chi porta avanti una tesi radicale e ai limiti del disumano. Quella secondo la quale fare figli sarebbe un “danno” per il Pianeta e per l’ambiente. Come commenta questa tesi e quali, invece, le prove - economiche e sociali - che non è così ma semmai il contrario? Ovvero che un nuovo figlio è sempre una buona notizia per tutta la società.

«Infatti, sono spaventose tali dichiarazioni che rispecchiano un approccio contro la natura dell’uomo, contro la vita. Si legge nella Bibbia: «Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra». La terra è creata per l’uomo. Certamente anche il pianeta è un dono di Dio che deve essere protetto, l’ambiente va rispettato, il creato va curato nel senso che ci dice l’enciclica di Papa Francesco “Laudato si'”. Questi due principi non possono essere contraddittori.  Un’ideologia che non è basata e centrata sull’uomo, ma su idee ecologiste mi fa paura. Sono ideologie che vengono e vanno. L’uomo rimane».

 

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