30/09/2020 di Francesca Romana Poleggi

In quali mani sta la nostra salute? - Su NPV&F di ottobre

Questo numero di Notizie Pro Vita & Famiglia tratta un argomento quanto mai spinoso e divisivo: quello dei vaccini e degli obblighi sanitari imposti, con la paura del contagio per l’epidemia di coronavirus, dal nostro Governo che gode di un potere molto più ampio di quello concessogli dalla Costituzione. A questo proposito abbiamo intervistato  Giulio Tarro, abbiamo ospitato un parere fortemente critico nei confronti della "dittatura sanitaria" che taluni vedono concretizzarsi sempre più con la "scusa" del contagio, e - di contro - il parere di un medico che ritiene tuttora grave e attuale il pericolo della pandemia.   

Abbiamo cercato di riflettere sulla questione dei vaccini, cercando di ragionare col buon senso, evitando le posizioni estreme e ideologiche. Possiamo infatti convenire sull’utilità dei vaccini, ma forse non di tutti quelli attualmente imposti, non per tutte le persone indiscriminatamente e non già nei primissimi mesi di vita: vorremmo insomma poter decidere insieme alla “scienza e coscienza” dei nostri medici curanti il meglio per la nostra salute e per quella dei nostri bambini e dei nostri cari. Il problema di fondo forse è che la "scienza e coscienza" dei medici viene formata in un sistema fortemente influenzato dallo scopo di lucro, della qualcosa abbiamo parlato con Mario Giordano.

Abbiamo però preso una decisa posizione in merito a quelli che derivano da cellule di bambini abortiti:  nessun essere umano può essere usato come uno strumento, neanche per perseguire un fine buono.

Altrimenti verrà il giorno in cui qualcuno deciderà quali sono le caratteristiche necessarie per appartenere alle persone di serie A (i soggetti)  e quelle che invece definiscono gli individui di serie B (gli oggetti): ciò non solo realizzerebbe i più biechi ideali dell'eugenetica, ma comporterebbe un mondo nelle mani di un'oligarchia di perfetti, ricchi, belli e sani, padroni e sfruttatori delle masse usate per lavorare, produrre e morire senza neanche il diritto o il potere di pensare: uno scenario degno degli incubi distopici che vorremmo vedere relegati solo e sempre nelle pagine di romanzi come Il mondo Nuovo, mai concretizzarsi nella realtà.

 
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