18/09/2020 di Luca Scalise

Imbrattato il manifesto elettorale della candidata pro family Angela Galassi

Sarà stato sicuramente qualche paladino della lotta alle “discriminazioni” a discriminare a sua volta Angela Galassi, candidata con la Lega al consiglio regionale della Marche, imbrattando vilmente il suo manifesto elettorale.

Così ha commentato la vicenda su Facebook il senatore Simone Pillon: «Angela Galassi, madre di 5 figli e per anni coordinatrice dell'associazione Famiglie Numerose, ora candidata nel collegio di Ancona con la Lega al Consiglio Regionale delle Marche, ha visto i propri manifesti elettorali sfregiati con la scritta "CONIGLIA" in riferimento alla sua generosa scelta di maternità. A sinistra sono allergici alla vita e alla famiglia. Sanno solo parlare di aborto, eutanasia, gender e utero in affitto. Eppure senza figli non c'è futuro. I vigliacchi imbrattatori dovrebbero ringraziare Angela e i suoi figli, che coi loro contributi pagheranno anche le loro pensioni».

Abbiamo avuto recentemente il piacere di intervistarla. In quell’occasione, esprimendo il suo impegno nella tutela della vita umana, nella promozione della famiglia naturale e nella difesa della libertà e priorità educativa dei genitori, aveva dichiarato: «Il diritto alla vita è evidentemente la base per poter difendere non solo i diritti dei futuri cittadini non ancora nati ma, ritengo, per impostare una visione di società che metta al centro la dignità della persona umana, prendendosi cura di ogni individuo, soprattutto di quelli che si trovano in situazione di maggiore fragilità. Aiutare le famiglie, le donne in particolare, ad accogliere con serenità i figli […], garantendo una situazione sociale di sostegno economico ma anche logistico-organizzativo, che metta al centro la relazione mamma-bambino-papà, è fondamentale».

Una donna, una mamma, una cittadina italiana è stata offesa per aver espresso le sue idee, tra l’altro rispettose di tutti, segno evidente che non a tutti piace la libertà di opinione dei pro life e dei pro family. Si evince che se tutti tranne chi difende vita e famiglia hanno diritto a manifestare il proprio pensiero, i più discriminati sono proprio questi ultimi.

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