09/12/2020 di Giuliano Guzzo

Il Recovery Plan, in piena pandemia, si dimentica di sanità e famiglia

I conti non tornano. Viene spontaneo commentarla così, la bozza del Recovery plan italiano, che è il piano da presentare a Bruxelles per accedere al Next generation Eu. Sì, perché la ripartizione dei circa 200 miliardi di euro per interventi utili ad ammodernare e soprattutto rilanciare economicamente il Paese, così come predisposta dal governo, sembra presentare numerose anomalie. Per brevità, ci soffermiamo solamente sulle tre che paiono oggettivamente più significative. La prima riguarda il fatto che, pur essendo un piano redatto in piena pandemia – e per traghettare l’Italia nel post Covid -, relega la sanità ad ultima voce di spesa.

Il Recovery plan prevede infatti 48,7 miliardi per la digitalizzazione, 74,3 miliardi per la transizione ecologica, 27,7 miliardi per le infrastrutture, 19,2 miliardi per l’istruzione, 17,1 miliardi per la parità di genere ed appena 9 per la sanità. Un’anomalia per cercare di ridimensionare la quale c’è chi ha ribattuto che quella è solo la cifra che andrà ad assistenza di prossimità, telemedicina e digitalizzazione dei servizi, mentre l’ammodernamento delle strutture ricade in un altro capitolo, quello sugli immobili pubblici. Sarà pure, anche se non si capisce il motivo di questa suddivisione di spese che, nella migliore delle ipotesi, resta ambigua, se non sospetta.

Una seconda anomalia del piano italiano per Bruxelles riguarda l’enorme spesa – pari a 17,1 miliardi – destinata dalla parità di genere, tema che non sembra essere mai stato a cuore agli italiani e che non si vede cosa c’entri con la ripresa economica e il contrasto alla povertà. Anche qui, c’è chi ribatte come in realtà quelli esclusivamente destinati alla parità di genere sarebbero “solo” circa 4 miliardi, essendo i 17,1 rivolti ad un insieme di interventi che include anche altre politiche sociali e di inclusione. Ora, a parte che 4 miliardi di euro sono comunque una somma enorme, va rimarcato il fatto che, visti i tempi che corrono, è immaginabile come dietro quella voce – parità di genere – possano essere inseriti interventi dal sapore ideologico.

La terza e più grave anomalia del Recovery plan italiano non riguarda infine quello che c’è, ma quello che manca: un accenno esplicito al problema numero uno che, da decenni, flagella la nostra penisola, ossia la denatalità. Neppure un richiamo, un cenno, niente di niente. Certo, con 200 miliardi è plausibile, anzi probabile che qualche piccolo aiuto o qualche detrazione familiare possa pure scapparci. Ciò però non toglie come si tratterà di interventi accessori, marginali, che non hanno meritato neppure un richiamo nei principali capitolo di spesa. Ebbene, tutto ciò non è solamente grave: è proprio allarmante.

Sì, perché con questa clamorosa omissione i vertici governativi del nostro Paese danno prova di non conoscere o di non considerare grave ciò che è a tutti gli effetti – per dimensioni e difficoltà di contrasto – la prima piaga del nostro anzianissimo Paese, ormai alle prese con lo spopolamento. Tutte le digilitalizzazioni e tutte le transizioni ecologiche di questo mondo, infatti, a un Paese demograficamente in coma non servono a nulla. E il fatto che ciò sfugga a chi dovrebbe avere in cima alle proprie priorità il futuro dell’Italia appare quanto meno sconvolgente.

Perché dimostra quanto le istituzioni siano lontane da una realtà che i numeri e le statistiche, per quanto possono, descrivono come allarmante da decenni. Infatti è dai 418.944 matrimoni del 1972 che la curva delle nozze – guarda caso proprio nel periodo in cui il divorzio, la prima di tante “conquiste civili”, che oggi quasi più nessuno avversa, faceva la propria comparsa – ha iniziato una picchiata verticale, avviando parallelamente l’inverno demografico che già nel 1977 – quarant’anni fa – vedeva l’Italia sotto il tasso di sostituzione (2.1 figli per donna). Negli anni Ottanta, quando economicamente si stava benissimo rispetto a oggi, la tendenza del figlio unico si è radicata e nel 1993 i morti hanno superato i figli. Questo è. E che ciò sia stato tralasciato nel Recovery Plan appare drammatico, se non inquietante.

 

 

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