03/07/2020 di Manuela Antonacci

Il Comune di Genova vince l’appello: no alla doppia maternità. Insorgono le associazioni Lgbt

Una notizia importante, alla vigilia della discussione di una legge (il ddl Zan- Scalfarotto) che vorrebbe annullare ogni possibilità di affermare l’obiettiva differenza biologica e di conseguenza anche il concetto di famiglia, ci giunge in questi giorni. Una bimba genovese non potrà essere riconosciuta come “figlia di due mamme”. E’ stata la Corte d'Appello ad aver accolto il ricorso presentato dall'amministrazione comunale contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Genova che, nel 2018, aveva preteso che fosse riconosciuta, invece, la doppia maternità di due donne residenti a Genova.

Quindi dopo la sentenza della Corte d’Appello, ora, nel certificato di nascita della bambina come genitore della bimba, comparirà la madre biologica e basta. Non ha tardato a farsi sentire il Coordinamento Liguria Rainbow. "Il Comune di Genova ha ben poco di cui gioire: quando a una madre viene negata la genitorialità rispetto al proprio figlio, siamo di fronte a un dramma", ha dichiarato il capogruppo di Linea Condivisa Gianni Pastorino.

"Ci muoveremo perché l'avvio di un percorso di dialogo, iniziato con il Comune di Genova in occasione dell'assegnazione della nuova sede, sia un'occasione per spiegare in un produttivo dibattito politico l'importanza di queste necessità e scelte. Nonostante la situazione sia frutto di un vuoto normativo di competenza del legislatore nazionale, pensiamo sia sempre importante e doverosa, anche nel rigetto amministrativo, la vicinanza umana e politica delle istituzioni, quindi anche del Comune di Genova". Peccato che la “madre” che viene citata in questa dichiarazione, in riferimento alla compagna della donna, come tale non esiste. E in queste parole si intravede il solito e grave pericolo derivante dallo scollamento del dato biologico, non solo dall’identità di genere ma conseguentemente anche dal ruolo ricoperto all’interno dei rapporti familiari, è definito dal dato biologico stesso.

Quindi se la famiglia è tale solo in base alla componente emotiva presente all’interno di un’aggregazione umana, allora niente è famiglia e questa dissoluzione di un istituto che è da millenni alla base della società è uno degli obiettivi a cui mirano le lobby LGBT e che stanno cercando, in tutti i modi e in tutte le sedi, di portare avanti, anche con la recente proposta di legge Zan e non osiamo immaginare i “monstrum” giuridici che l’approvazione di questo ddl produrrebbe in questa ed altre circostanze.

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