«Ci lascia basiti che la Procura di Roma abbia chiesto l'archiviazione per il procedimento sul violento assalto, ad opera di collettivi transfemministi, alla sede di Pro Vita & Famiglia del 25 novembre 2023. Quel giorno, durante la manifestazione contro la violenza sulle donne, decine di manifestanti hanno devastato le saracinesche e le vetrine della nostra sede, lanciato un ordigno, che solo per caso non è esploso, preso di mira l'ingresso con il lancio di bottiglie, pietre e fumogeni e abbattuto le telecamere di sorveglianza, mentre dallo stesso corteo veniva urlato “Questa volta, bruciamo tutto!”». Così, in una nota, l'associazione Pro Vita & Famiglia.
«La stessa DIGOS ha parlato di azioni delittuose premeditate per costringere le forze dell'ordine ad abbandonare la protezione della sede, eppure la richiesta di archiviazione, di una sola pagina, non menziona né l'ordigno né l'istigazione né la rivendicazione. Inoltre, come se non bastasse, è mancata l'identificazione di promotrici e organizzatrici dell'evento, nonostante ci siano delle responsabilità ben precise, visto che alcuni gruppi transfemministi – tra cui “Non Una Di Meno” – hanno pubblicamente, sui social, rivendicato l'assalto poche ore dopo averlo compiuto. Uno Stato democratico non si può permettere di far passare con un “nulla di fatto” un gesto così violento e plateale, tra l'altro finito su tutte le cronache nazionali, che ha rappresentato un attacco alla libertà di espressione di tutte le donne e di tutti i cittadini che non si riconoscono nei vaneggiamenti e nella violenza di questi movimenti. Abbiamo depositato l'atto di opposizione all'archiviazione, chiedendo al GIP di disporre ulteriori indagini. Chiediamo anche al ministro Piantedosi di affrontare seriamente il clima di intimidazione e odio che oggi grava in Italia su chi, come noi, esprime semplicemente il proprio pensiero pro life, che però dà fastidio perché diverso dal pensiero unico dominante», conclude la nota.