12/02/2017

Gioco d’azzardo: piaga in aumento nel 2016

Il gioco d’azzardo è sempre più diffuso, o almeno così pare dai dati diffusi dall’agenzia specializzata Agipronews per il 2016.

Le cifre parlano chiaro: nel corso dell’anno appena concluso gli italiani hanno speso nel gioco d’azzardo ben 18.5 miliardi di euro – con un guadagno per lo Stato pari a circa 10 miliardi, il 54% del totale speso dai giocatori  -, con un incremento dell’8,3% rispetto al 2015.

Per comprendere meglio il “peso” (sulle tasche, ma soprattutto psicologico) del gioco d’azzardo, ed evitare di rimanere sull’astratto, è sufficiente fare il rapporto con il numero di abitanti in Italia: «Considerando la popolazione residente (50,6 milioni), in media ogni italiano maggiorenne nel 2016 ha speso 365 euro in giochi, un euro al giorno». Se poi si considera che a giocare, per fortuna, non sono tutti i maggiorenni, si comprende bene quanto può incidere sulla vita di pochi questa moderna dipendenza.

Sì, dipendenza. Di questo si tratta, non di un semplice “passatempo”: tanto che negli ultimi anni è stato coniato il neologismo “ludopatia” (o, meglio, “azzardopatia”), il quale è stato inserito nel DSM nel 2013 sotto la voce “disturbi comportamentali” e il cui trattamento di cura, dal 13 gennaio 2017, è stato inserito nei LEA (Livelli essenziali di assistenza).

Perché la gente, nella florida società del 2017, si perde nel gioco d’azzardo?

Probabilmente la ludopatia altro non è altro che una delle moderne risposte (assieme alla droga, alla pornografia, etc.) alla fatica di dare un senso alla vita. Una fatica oggi forse più diffusa e accentuata rispetto a un tempo, anche in relazione alla perdita di centralità della famiglia, alla globalizzazione (in un contesto di paese, nel bene e nel male, vi è una sorta di “controllo sociale”) e al venir meno dei valori cristiani su cui si basa la cultura occidentale. Pensare, infatti, che l’aumento della propensione al gioco dipenda dalla crisi economica in atto, non ha molto senso.

Il nocciolo della questione è dunque sempre lo stesso: che senso ha la vita? Perché esisto? Da dove vengo e dove sono diretto? Sono domande enormi, esistenziali appunto, che non possono trovare compimento in una schedina del Superenalotto o in una partita alla Slot-machine... lo sanno anche i bambini: i soldi (seppur necessari) non danno la felicità.

Teresa Moro



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