04/11/2020 di Mirco Agerde - Presidente Movimento Mariano Regina dell’Amore

Farmacisti e obiezione di coscienza

Quasi vent’anni orsono ebbe luogo nella Città di Schio un importante convegno presso un teatro della Città sulla pillola abortiva “Norlevo”, da poco inserita tra i “farmaci” resi disponibili dal sistema sanitario nazionale e il diritto all’obiezione di coscienza.

In quell’occasione parteciparono diversi relatori di alto profilo tra cui l’allora Presidente nazionale dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, Dott. Piero Uroda che svolse una interessante relazione in merito al dovere dell’obiezione di coscienza, problema che fino allora non era stato adeguatamente sollevato.

Nel corso del suo intervento, il Dott. Uroda dichiarò: io penso che il farmaco è un dono di Dio che rappresenta il Suo perdono per i mali che noi commettiamo. Contro la mentalità materialista dobbiamo riportare tutto ad una visione più elevata. Sicuramente quando gli antichi cristiani venivano perseguitati e a volte uccisi perché si rifiutavano di bruciare l’incenso davanti alla statua dell’Imperatore, a taluni ciò poteva sembrare sciocco o esagerato. E si chiedevano se fosse necessario arrivare a tanto. Alcuni però hanno rifiutato, perché il criterio era: non si può adorare un uomo, si deve adorare solo Dio. Questo è il punto che dobbiamo mantenere con chiarezza. Ci dobbiamo opporre alla violazione della Legge di questo Dio che ci ha creato e che ci tiene in vita. Queste sostanze nella cosiddetta pillola del giorno dopo, non sono più dei medicinali perché non curano nessuna malattia. Anzi servono soltanto a chiudere i rubinetti della vita. Se la Norlevo fosse stata da subito dichiarata abortiva, noi farmacisti saremmo entrati automaticamente nell’ambito giuridico della Legge 194 usufruendo del diritto all’obiezione di coscienza. Siccome dicono che non è abortiva, l’obiezione di coscienza non ce la possono concedere perché altrimenti si smentirebbero. La difficoltà è proprio quella di arrivare davanti al giudice. Voglio chiarire perché San Giovanni Battista è morto per dichiarare ad Erode che non era lecito tenere la moglie del fratello. Giovanni Battista è morto perché non poteva dire il falso, non poteva far passare per buona una pubblica ingiustizia. Speriamo che non ci venga chiesto il martirio o sofferenze particolari, ma dobbiamo avere la forza di andare contro corrente in un ambiente che tende sempre di più all’omologazione e al conformismo”.

Ai giorni nostri, nella crescente pressione mediatica che tende ad emarginare e ostacolare coloro che sollevano la questione dell’obiezione di coscienza, si vanno facendo strada anche iniziative che vorrebbero negare questo fondamentale diritto, tanto ai medici, quanto ai farmacisti.

Si tenta in vari modi di superare l’azione coerente di molti farmacisti con vari stratagemmi tra cui la commercializzazione di prodotti abortivi attraverso canali di distribuzione alternativi e una diffusione sempre più capillare di messaggi contro la vita e la natalità che giungano ai più giovani attraverso le più svariate modalità, non esclusa la scuola.

Al farmacista si impone dunque l’obiezione di coscienza, possibilmente accompagnata, secondo i tempi e i mezzi a disposizione ad un’opera di dissuasione nei confronti dell’uso di prodotti contro la vita. Un farmacista che voglia esercitare la sua professione coerentemente con il Magistero tradizionale della Chiesa, non solo può, ma deve esercitare il diritto all’obiezione di coscienza perché altrimenti verrebbe a collaborare al compimento di una azione chiaramente immorale. Così come esiste ancora la possibilità dei medici di non operare un aborto, così esiste moralmente la possibilità di obiezione di coscienza anche per i farmacisti.  

Allo scopo di rafforzare il diritto all’obiezione di coscienza, lo scorso 17 luglio 2020, l’associazione Cattolica Farmacisti ha avviato una sottoscrizione per promuovere il diritto all’obiezione di coscienza attraverso una grande raccolta di firme per dare forza alla battaglia per il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza come un diritto legittimo anche per i farmacisti, “come è avvenuto e avviene per le altre categorie professionali”. L’Unione Cattolica Farmacisti italiani, ha chiesto quindi di intervenire con determinazione per sopperire alla carenza di leggi civili laddove esse autorizzino e favoriscano in vari modi pratiche come aborto e eutanasia, venendo meno al loro compito di tutelare diritti fondamentali come quello alla vita, contraddicendo in modo palese la loro ragion d’essere, cessando così di essere moralmente obbliganti, nonostante il consenso di maggioranza dei cittadini.

Don Gabriele Mangiarotti in suo interessante ed eloquente articolo edito dal Coordinamento Nazionale Iustitia et Pax ci ricorda che “Il cittadino non è obbligato in coscienza a seguire le prescrizioni delle autorità civili se sono contrarie alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Le leggi ingiuste pongono gli uomini moralmente retti di fronte a drammatici problemi di coscienza: quando sono chiamati a collaborare ad azioni moralmente cattive, hanno l’obbligo di rifiutarsi. Oltre ad essere un dovere morale, questo rifiuto è anche un diritto umano basilare che, proprio perché tale, la stessa legge civile deve riconoscere e proteggere: «Chi ricorre all’obiezione di coscienza deve essere salvaguardato non solo da sanzioni penali, ma anche da qualsiasi danno sul piano legale, disciplinare, economico e professionale».
È un grave dovere di coscienza non prestare collaborazione, neppure formale, a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio. Tale collaborazione, infatti, non può mai essere giustificata, né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede. Alla responsabilità morale degli atti compiuti nessuno può mai sottrarsi e su tale responsabilità ciascuno sarà giudicato da Dio stesso (cfr. Rm 2,6; 14,12). 
(Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 399)

Joseph Ratzinger nell'udienza concessa ai partecipanti al Congresso internazionale dei farmacisti cattolici, nell’anno 2007, rimarcò come «il farmacista deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, perché ogni essere sia protetto dal concepimento fino alla morte naturale e perché i farmaci svolgano davvero il proprio ruolo terapeutico. Qualsiasi ricerca o sperimentazione deve avere come prospettiva un eventuale miglioramento del benessere della persona, e non solo la ricerca di avanzamenti scientifici. Il perseguimento di un bene per l'umanità non può essere fatto a detrimento del bene delle persone trattate. Anche i farmacisti hanno un «diritto riconosciuto» all'obiezione di coscienza nella fornitura di medicine che abbiano scopi chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia». Benedetto XVI, chiese in quell’occasione ai farmacisti di diventare importanti «intermediari tra i medici e i pazienti facendo conoscere le implicazioni etiche dell'uso di alcuni farmaci. In questo campo non è possibile anestetizzare le coscienze sugli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l'annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona. L'essere umano deve essere sempre al centro delle scelte biomediche, e queste sono al servizio dell'uomo. Se ciò non fosse, sarebbero fredde e inumane”.

Vale la pena ricordare in conclusione l’azione di sensibilizzazione incessante e instancabile che Renato Baron, volle imprimere al Movimento Mariano Regina dell’Amore, nella difesa della Vita e della Famiglia in modo concreto e coraggioso, quale autentica e coerente testimonianza, per affermare nei fatti, più che nelle parole, il valore supremo di questa fondamentale battaglia in uno dei momenti più cruciali della storia dell’umanità.


 

 

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