16/08/2015

Famiglia – Bonus Bebé? non lo passa lo Stato, ma la Chiesa

Dove non arriva lo Stato, a tutelare la famiglia, arriva… qualcun altro!

Nel caso che stiamo per presentare, arriva la parrocchia di Staggia Senese, paese di circa tremila anime, che dal 2011 ha deciso di donare la ragguardevole somma di 2.000 euro a famiglia per ogni nato, a partire dal terzo. Ve ne avevamo parlato già qui.

Le uniche condizioni necessarie per percepire la somma sono: la cittadinanza italiana (ad oggi, nella speranza di poter allargare presto l’iniziativa anche agli stranieri), l’attestazione di essere regolarmente sposati in chiesa e, naturalmente, la residenza a Staggia.

“Come sapete – si legge sul sito della parrocchia –, la nostra parrocchia non ha risorse se non le offerte che liberamente le donano i fedeli. Il bilancio della parrocchia non è rose e fiori, ma ciononostante il Consiglio per gli Affari Economici ha deciso all’unanimità di stanziare una somma destinata appunto a dare un aiuto alle famiglie numerose (fino esaurimento fondi stanziati in bilancio)”.

Bludental

Noi abbiamo contattato don Stefano Bimbi, l’ideatore di questo ‘bonus bebè’ parrocchiale, il quale ci ha spiegato com’è nata questa iniziativa: “La famiglia – ha affermato – è la cellula fondamentale della società ed è all’interno di essa che devono essere generati ed educati i figli. Figli che costituiscono il nostro domani, e senza i quali la società è destinata a crollare. Nel contesto odierno, quindi, segnato da una forte denatalità, l’emergenza è innanzitutto quella di aiutare le famiglie”.

Naturalmente don Stefano – con la nota tenacia toscana, venata da sano realismo – non ha alcuna pretesa di dire che i 2.000 euro stanziati dalla parrocchia siano determinanti nella scelta di mettere al mondo un figlio: “Nessuno fa un figlio per i soldi. Il nostro gesto vuole più essere un segno di ringraziamento, un affermare pubblicamente che la comunità riconosce il coraggio avuto di costituire una famiglia numerosa al giorno d’oggi”.

Il fatto di legare la denatalità alla stretta economica attuale, infatti, non convince fino in fondo don Stefano Bimbi, che giustamente nota come un tempo ci fossero molti meno soldi, ma molti più figli. Il vero problema – sostiene il sacerdote – “risiede nella perdita della fede. Chi ha invece il dono di credere ha una marcia in più perché crede nella Provvidenza, ossia ha la certezza che se il Signore dona un figlio, darà anche il necessario per mantenerlo. Inoltre, gli sposi cristiani hanno anche il dovere di dare seguito all’impegno che si sono assunti sposandosi in chiesa, con la risposta affermativa alla formula: ‘Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi?’”.

Naturalmente questo non significa che solamente i cattolici siano chiamati a fare figli. Di certo, tuttavia, chi crede è investito di una ‘missione’ particolare, come affermato qualche mese fa da papa Francesco: “Io credo il numero di tre per famiglia che lei menziona, credo che è quello che dicono i tecnici: che è importante per mantenere la popolazione. Tre figli per coppia. Quando scende questo, accade l’altro estremo, che accade in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione, no? Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, anche io: è paternità responsabile. […] È anche curiosa un’altra cosa che non ha niente a che vedere ma che è in relazione con questo. Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si deve essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile. Ma guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vede in ogni figlio un tesoro”.

 La nostra speranza è che l’esempio di don Stefano Bimbi, sacerdote che ha a cuore la famiglia perché ne ha compreso fino in fondo l’importanza, possa essere d’esempio per altri sacerdoti italiani. Con un sacrificio economico limitato è infatti possibile dare un segnale importante, di valore prima ancora che materiale.

Giulia Tanel

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

 

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