11/09/2020 di Luca Marcolivio

Elezioni Toscana. Gasperini (Lega): «Bonus bebé e “Fondo Nasco” segneranno la svolta pro life della nostra Regione»

Tra i candidati di centrodestra al Consiglio Regionale della Toscana, Lorenzo Gasperini è uno dei più vicini alla candidata presidente. Quando Susanna Ceccardi è stata sindaco di Cascina (2016-2019), Gasperini ha ricoperto la carica di capogabinetto. 29enne, laureato in filosofia, Gasperini è diventato consigliere comunale a Cecina, in provincia di Livorno, a soli 18 anni e, l’anno scorso, è stato rieletto per la terza volta. È inoltre coordinatore provinciale dei giovani della Lega a Livorno e coordinatore dei giovani amministratori (under 30) del partito di Matteo Salvini. Prima di ogni altra cosa, comunque, Lorenzo Gasperini è un convinto pro-life e pro-family e nelle sue battaglie nella difficile terra toscana, sta coinvolgendo un consistente numero di giovani. Intervistato da Pro Vita & Famiglia, il candidato leghista ha spiegato i principali punti del suo programma, comprensivo di bonus bebé per le giovani famiglie e fondo per le gestanti in difficoltà, affinché non ricorrano all’aborto.

 

Lorenzo Gasperini, nonostante la sua giovane età, la sua esperienza politica è già densa di esperienze. Può raccontarci in particolare quali sono stati i principali provvedimenti che ha votato e fatto votare al Consiglio Comunale di Cecina?

«Assieme ai giovani della Lega, che coordino a livello provinciale, ho portato avanti molte attività sul territorio, sia a livello propositivo, sia come azioni di contrasto a certi provvedimenti anti-vita e anti-famiglia delle amministrazioni di sinistra. Nel 2014, in Consiglio Comunale, pur stando all’opposizione, sono riuscito a far introdurre uno sgravio della TASI, riducendo il contributo in relazione al numero di figli. Una riduzione simile l’ho fatta approvare anche per le graduatorie degli asili comunali, sempre a vantaggio delle famiglie numerose. Con i giovani della Lega, poi, ci siamo opposti alle varie iniziative di colonizzazione ideologica portate avanti dal Comune e dalla Regione, attraverso soggetti come la rete Re.A.Dy o l’Arcigay. Quando, alcuni anni fa, il liceo statale “Fermi” di Cecina, uno dei più importanti della provincia di Pisa, invitò l’allora presidente dell’Arcigay, Giovanni Dall’Orto, per una conferenza senza contraddittorio, davanti a 1200 studenti, chiedemmo che fossero coinvolti anche dei relatori alternativi: sia il Comune che la scuola ci risposero picche. Abbiamo allora riempito la sala silenziosamente, rispettosamente e pacificamente, mettendoci a sedere come tutti gli altri spettatori, ma imbavagliati in segno di protesta. Poco dopo che Susanna Ceccardi fu eletta sindaco a Cascina, abbiamo scoperto che per gli alunni della quinta elementare, era prevista la rappresentazione del famoso spettacolo gender Fa’afine, in pieno orario scolastico e sostenuto da fondi del Mibact. Quando sono stato candidato alla Camera dei Deputati, ho aperto la mia campagna proprio sulla sentenza del Tribunale di Livorno, che dava ragione a una coppia di omosessuali, che chiedevano la registrazione di entrambi come genitori biologici: una falsità non solo dal punto di vista etico ma anche scientifico… Abbiamo così mostrato che in provincia di Livorno non vige lo stato di diritto e che certa magistratura rappresenta un grosso pericolo contro l’ordinamento democratico dello Stato».

Quali sono i principali punti del suo programma come candidato consigliere regionale?

«Un dato che balza agli occhi è che, in Toscana, negli ultimi dieci anni, la natalità è diminuita del 25%. La nostra è una delle regioni più “azzoppate” dal punto di vista demografico, è sotto la media nazionale e va peggiorando. C’è quindi una necessità non ideologica ma realistica di puntare sul futuro e sulla procreazione. Uno dei punti su cui sto lavorando è l’introduzione del bonus bebé, unitamente a una serie di politiche fiscali e sociali. Il bonus bebé, però, non lo intendiamo come la sinistra, cioè come un mero sussidio riservato alle fasce più povere della popolazione o uno strumento sociale di ultima istanza. Non è semplicemente una questione di potersi permettere o no dei figli, ma di iniziare a riconoscere la famiglia come soggetto fondante e fondamentale della nostra società e la procreazione come un valore. È quindi una questione culturale, il provvedimento economico è condizione necessaria ma non sufficiente.

Serve una netta inversione di tendenza. Sono anni che la Regione Toscana spende risorse pubbliche per progetti che vanno contro la vita e la famiglia. Penso ai finanziamenti destinati al consultorio per transessuali di Viareggio-Torre del Lago: persino in piena emergenza-Covid, a fine marzo, abbiamo avuto una delibera regionale per l’assegnazione di risorse a questo consultorio. La prima cosa da fare, dovrebbe essere “chiudere i rubinetti” per queste iniziative, smettere di usare soldi che portano acqua al mulino del vecchio sogno della sinistra: l’uomo nuovo, in quest’epoca storica declinato secondo l’idealtipo dell’uomo senza identità sessuale. Altro obiettivo sarebbe l’istituzione del “Fondo Nasco”, per superare quantomeno le cause economiche dell’aborto, un po’ come è stato fatto in Lombardia. L’argomento ricorrente del PD e della sinistra per giustificare l’aborto, è proprio quello della povertà: in questo modo, verrebbe meno ogni loro alibi».

Lei è uno dei candidati consiglieri regionali più giovani. Si dice che le giovani generazioni siano poco sensibili alle cause pro life e pro family e, al contrario, risultino più facilmente manipolabili dalle nuove ideologie. È veramente così?

«Credo ci sia la concreta possibilità di un’inversione di tendenza. Anche rispetto a poco più di dieci anni fa, quando andavo a scuola io, c’è da registrare un disprezzo profondo delle nuove generazioni nei confronti di quelli che prima erano considerati dei maestri e dei “soggetti autorevoli”, espressione dell’egemonia culturale di stampo gramsciano (oltretutto, lo stesso Gramsci non avrebbe condiviso quanto accade ora: ci sono pagine in cui affermava che il capitale sarebbe arrivato a manipolare persino l’utero e la procreazione…). Se, fino a poco tempo fa, il potere riusciva a controllare gli amboni pubblici della scuola e delle istituzioni, veicolando una visione del mondo, della vita e della famiglia assolutamente ipocrita, bugiarda e dissolutiva, oggi, i giovani diffidano di loro, si ritrovano senza guida, senza un punto di riferimento, non sanno più chi ascoltare. In questa grande confusione e dissoluzione, sta a noi, che crediamo in valori diversi da quelli propagandati dal potere, rendere ciò che raccontiamo credibile e aderente alla nostra esperienza della realtà».

 

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