11/09/2020 di Manuela Antonacci

Elezioni Liguria, Fassio (Lega): «Pronta a sostenere famiglie e disabili»

“Non sono per i doppi incarichi, e per questo motivo comunico apertamente di aver riconsegnato nelle mani del sindaco Bucci le deleghe ad assessore alle Politiche socio-sanitarie del Comune di Genova. Un’esperienza formativa, che sono pronta a portare in Regione, assieme al mio bagaglio di conoscenze per continuare, a livello più alto, a tutelare e garantire le esigenze e i diritti delle persone più deboli”. Lo annuncia Francesca Fassio, candidata per la Lega, al prossimo Consiglio Regionale, in Liguria, particolarmente attenta alle problematiche delle famiglie più deboli e disagiate, spesso lasciate completamente sole dalle istituzioni e che hanno sempre occupato un ruolo centrale nel corso della sua esperienza politica. Come ci racconta nell’intervista.

 

Come nasce il suo impegno politico?

«Nel 2017, quando Marco Bucci diventa sindaco del comune di Genova e mi chiama come assessore tecnico alla giunta comunale per occuparmi di politiche familiari, socio-sanitarie e scuola. Quindi un bell’impegno. Inoltre, dal 2006 mi sono occupata prima da sola, poi fondando un’associazione, di disabili, cercando di garantire e far ottenere diritti alle persone con disabilità. Sono stata anche eletta nella consulta comunale e provinciale di Genova dei diritti dei disabili. In seguito ho fatto per 3 anni l’assessore ai servizi sociali a Genova»

A proposito di questo suo ultimo incarico come assessore ai servizi sociali, che esperienza ha maturato a riguardo? Che posto viene dato al fattore famiglia?

«Ho dovuto occuparmi di una realtà molto grossa, come quella di Genova che è la terza città d’Italia. E’ una città con tante problematiche che in pochi anni ha perso comunque diversi abitanti, dove c’è una forte presenza della comunità sudamericana e di tantissimi altri emigrati di seconda e terza generazione. Il fattore famiglia è stato sottoposto anche ad uno studio dell’università di Genova per verificarne la fattibilità sulle politiche sociali del comune. Dopodiché siccome il fattore famiglia incide sul bilancio, ho passato la palla all’assessore Piciocchi che è l’assessore al bilancio. Quello che le posso dire spassionatamente è che avrei in mente moltissime cose che si possono fare per la famiglia, ho anche scritto insieme ad un consigliere comunale e ad un assistente una proposta che verrà presentata quando non ci sarò più, che riguarda più che il fattore famiglia, un calcolo Isee, un adeguamento del fattore Isee che tenga conto di tantissime variabili all’interno di ogni famiglia: famiglie che si fanno carico di disabili, in cui pertanto la mamma è costretta a rinunciare a lavorare o famiglie che si prendono in carico anziani (io ne conosco parecchie) famiglie in cui c’è un disabile gravissimo e perde uno dei genitori, quindi l’Isee del disabile, poiché ha ereditato, diventa automaticamente alto e perde il diritto a tantissimi contributi, compreso quello per la gravissima disabilità. Ci sono tantissimi adeguamenti da fare. Vivere con disabilità significa anche vivere con un contorno di persone che vanno stipendiate, dunque costi su costi. Se poi vogliamo parlare di famiglie numerose, io sono una che ama la famiglia numerosa, faccio parte anch’io di una famiglia numerosa anche se non sono madre di tanti figli. Tuttavia famiglie numerose a Genova, ce ne sono pochissime, quelle che ci sono, sono famiglie di ecuadoriani che fanno salire la media dei figli, per il resto è calma piatta. A me piacerebbero formule innovative di aiuto alle famiglie, ad esempio che il sabato ci fossero gli asili aperti tutti i giorni, in modo che i genitori possano andare a fare la spesa senza portarsi dietro i bambini. L’ anno scorso e l’anno precedente, sono riuscita a tenere gli asili aperti tutta l’estate. Con grande fatica, alla fine della pandemia, abbiamo anche aperto i poli per i ragazzi disabili, misurandogli ovviamente la temperatura. Abbiamo iniziato il 29 giugno e abbiamo finito l’ultima settimana di agosto. E’ un servizio fatto per la famiglia, del tutto gratuito, dopo questi 3- 4 mesi terribili per chi ha figli disabili chiusi in casa. Ma ho comunque dovuto combattere per i finanziamenti ma è andato tutto bene e ne sono contenta. Questo è ciò che io intendo per impegno a favore della famiglia».

A proposito di “famiglia”, ultimamente incombe un pericolo non piccolo sulle nostre teste, il ddl Zan, cosa pensa di questo disegno di legge?

«Non ne penso bene. Premetto che ognuno è libero di fare quello che vuole, finché però non fa del male agli altri. Qui si sta cercando di far passare il concetto che tutto va bene. La famiglia naturale è una sola: formata da un padre e una madre. Non penso di essere un’omofoba per questo. Parliamo di “natura” semplicemente, che vorrebbero forzare con certe concezioni imposte ora persino da una ddl. Non si tratta nemmeno di un’emergenza per l’Italia e non è il caso di occuparsi di follie mentali. Tra l’altro sono discorsi che la gente non sente affatto, lontane dalla sensibilità comune»

Che giudizio dà all’attuale amministrazione e come intende cambiare le cose?

«Io mi sono candidata alle regionali perché ho cercato, nella mia esperienza politica precedente, di piantare dei semi per introdurre un cambio di mentalità. C’è l’errore generale di trascurare la centralità della persona, trincerandosi dietro la mancanza di fondi e di tempo. La vita vera, quella di una persona che deve occuparsi di anziani e disabili e viene lasciata spesso sola dalle istituzioni, patisce il danno che deriva dal fatto che, non di rado, si occupa di questa cose chi non sa nemmeno cosa sia vivere in queste condizioni. Ieri sera ho fatto un incontro sulla disabilità con una cinquantina di persone competenti: genitori, medici e tecnici. Il cambiamento deve partire da chi sa di cosa si parla, altrimenti si fanno provvedimenti inutili»

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