07/01/2021 di Manuela Antonacci

Ecco come l’associazione Coscioni strumentalizza il “caso limite” per promuovere l’utero in affitto

Maria Sole e Sergio inseguono il sogno di avere un figlio, ma a causa della sindrome di Rokitansky che ha privato la 37enne dell’utero, non possono generare il figlio sperato. Così l’Associazione Luca Coscioni ha pensato bene di servirsi ancora una volta del “caso limite” per promuovere iniziative che sostengano l’ideologia di fondo della loro azione politica.

Infatti hanno convinto la donna a presentare, tramite l’avvocato Filomena Gallo, ricorso con procedura d’urgenza alla magistratura romana, per ottenere l’autorizzazione a una fecondazione in vitro e alla barbara pratica dell’utero in affitto. Da qui l’appello accorato del senatore Simone Pillon, il quale sulla sua pagina facebook scrive: “Cari Sergio e Maria Sole, la cura per la vostra patologia esiste ed è meravigliosa: si chiama ADOZIONE”

“Da qualche parte nel mondo – scrive Pillon - c'è un bambino o una bambina che aspetta la vostra generosità per poter riavere la mamma e il papà. Non cedete alla tentazione egoistica di produrre embrioni in serie, far gettare nel lavandino quelli in eccesso, farne impiantare due o tre nel corpo di un'altra donna, procedere con aborto selettivo a ridurre a uno il fortunato che nascerà, far bombardare il corpo della madre surrogata con immunosoppressori chemioterapici e poi, alla nascita, toglierle il bambino. La gravidanza per altri nasconde sempre l'utero in affitto, e il vostro impegno probabilmente in buona fede rischia di aprire anche nel nostro Paese il mercato abominevole dei trafficanti di donne e di bambini. Non permettetelo.”

Incredibile come a volte si sfrutti la disperazione della gente, deviando il dolore verso apparenti “soluzioni” veloci e facili, che tali non sono perché nascondono dei retroscena alquanto disumani, anziché optare per alternative che salverebbe, invece, “capra e cavoli”, come, in questo caso, l’adozione, la cui importanza viene ribadita dal senatore Pillon.

Perché quello che sfugge continuamente a questa società che ha trasformato i desideri in diritti, in merito alla genitorialità, è che non esiste il diritto ad avere un figlio, ma solo il diritto del figlio ad avere un padre e una madre. E mentre la prima distorta visione della genitorialità viene realizzata tramite la pratica dell’utero in affitto che umilia la donna trasformandola in un’incubatrice, la seconda, quella che mette al centro il più debole, cioè il bambino, può essere realizzata unicamente dall’adozione che sola permette di trasformare il dolore per la maternità e paternità biologica mancata, in un dono.

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