21/01/2022 di Manuela Antonacci

“Don’t look Up”. Il film con DiCaprio nasconde uno spot all’utero in affitto

Potremmo definirlo come una “satira apocalittica”, il nuovo film con protagonista Leonardo DiCaprio, dal titolo “Don’t look up”, disponibile su Netflix.

Tutto si basa sul martellante slogan “Don’t look up”, appunto, ovvero “Non guardate su”, pronunciato più volte dalla strampalata presidente degli Stati Uniti Janie Orlean (Meryl Streep) che conduce un’operazione mediatica per coprire e sminuire la scoperta di due scienziati che hanno individuato la traiettoria di una cometa grande come l’Everest in rotta di collisione verso la Terra e capace di raggiungerla e distruggerla nel giro di pochi mesi. Il leitmotiv del film è rappresentato dai meccanismi mediatici con cui la notizia viene volutamente e abilmente ignorata e sdrammatizzata dalla stampa per interessi politici ed economici, condannato così l’umanità al disastro.

Un film, dunque, incentrato sul coprire e nascondere ciò che invece è palese. Ma proprio un metodo simile è presente in un fotogramma del film stesso, anzi, in un vero e proprio messaggio subliminale. E sappiamo bene qual è il ruolo e quali le conseguenze – soprattutto in pubblicità e cinematografia – dei messaggi subliminali: ovvero far passare un’informazione, un’immagine, un contenuto senza farlo vedere palesemente, ma così facendo cercare di farlo assimilare nello spettatore in modo inconscio. Un gioco sporco, insomma.

E nel giro un fotogramma (come si vedere nell'immagine sopra), appunto, il film presta il fianco e si inchina alla logica abortista e pro gender. C’è, infatti, una scena in cui il protagonista, il dottor Randall Mindy (DiCaprio), denuncia il pericolo della catastrofe in arrivo, pronunciando la seguente frase: «Ogni cosa è teoricamente impossibile finché non viene fatta». Si riferisce alla possibilità di salvare il mondo, ma in realtà, mentre viene detto questo, viene inquadrata una coppia di donne, sedute in un bar, mentre tra loro due c’è una bambina (si potrebbe supporre sia la loro figlia) e indossa una maglietta con il logo di Planned Parenthood l’organizzazione di cliniche abortiste che appoggia sfegatatamente il mondo LGBT insieme a tutto il suo carrozzone di “diritti”.

La frase detta dal protagonista, dunque, potrebbe tranquillamente assumere tutti i contorni della propaganda gender, proprio nel rispondere alla logica dei messaggi subliminali. Per i sostenitori Lgbt e pro-gender, infatti, ci sono cose «teoricamente impossibili», come appunto che due donne o due uomini possano avere un figlio, «finche non vengono fatte», come appunto accade con la pianificazione familiare che appoggia l’aborto e l’utero in affitto.

E menomale che il film avrebbe lo scopo di smascherare i meccanismi di manipolazione mediatica delle informazioni!

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