09/08/2021 di Silvana De Mari

Donne, "dominae", regine, annientate

La cosiddetta rivoluzione sessuale ha imposto alle donne una sessualità “usa e getta” di tipo maschile. Il corpo delle donne però è fatto in maniera diversa da quello degli uomini. Gli uomini possono sperperare tutto il loro patrimonio di spermatozoi senza subire aggressioni al sistema endocrino e a quello coagulativo. Un uomo che si masturba o che ha rapporti da cui non desidera figli non rischia né l’infarto, né l’ictus e il suo sistema endocrino resta intatto. Nell’atto sessuale con una donna infetta di una qualche malattia sessualmente trasmissibile, per il maschio, il rischio è basso.

Le donne hanno un ventre che può portare una gravidanza. Se l’atto sessuale diventa un giocattolo, un passatempo, un qualcosa con cui riempire il vuoto che c’è tra il ritorno dal lavoro e l’alba successiva, per il corpo dell’uomo non c’è alcun problema. Il corpo della donna per evitare di trasformare la presenza dello spermatozoo in una gravidanza dovrà subire una serie di aggressioni farmacologiche e fisiche con conseguenze drammatiche, quando non tragiche. Nessuno ci dirà mai il numero di donne, giovani donne sane, morte di ictus o di infarto per la pillola contraccettiva e per quella dei vari giorni dopo. Non sapremo mai l’esatto disastro che l’infiammazione cronica causata dalla cosiddetta spirale ha determinato. Sappiamo approssimativamente il numero di milioni di aborti che vengono fatti per donne sempre più incapaci di imporre al mondo la loro maternità. In più, questa anche è una parte divertente, se una donna ha rapporti con un uomo infetto di una qualche malattia sessualmente trasmissibile, il suo rischio di infettarsi è doppio o triplo rispetto all’ipotesi contraria.

La mia spassionata impressione è che la cosiddetta libertà sessuale non sia stato un dono per le donne. Per arrivare alla libertà sessuale la donna deve calpestare la base della propria femminilità, il fulcro della femminilità, che è la maternità. Le donne sono state spinte a sopprimere la loro maternità. Per poterlo fare hanno soppresso l’istinto materno, ma gli istinti non si lasciano soffocare: se qualcuno li soffoca, generano follia. 

La follia che si manifesta in tre canali. Il primo è la cura dei corpi che sostituiscono il corpo del figlio non avuto, soprattutto cani e gatti presenti fisicamente in casa, trattati sempre più da figli, col cappottino, il passeggino e anche il giubottino galleggiante (visto personalmente); ma anche deliri di animalismo sempre più estremo e veganismo sempre più diffuso. 

Il secondo canale è la sostituzione del corpo del figlio non nato e non accudito col proprio corpo, che diventa il centro di un pensiero ossessivo, con una continua ricerca di “purificazione” e miglioramento: l’azione depurante dell’acqua, delle tisane, della digiuno, delle diete, della camminata nel parco, in montagna, sulla spiaggia, sui carboni ardenti, andando dall’estetista, bevendo la propria urina (giuro, non me lo sono inventata)... trillano e scintillano su ogni pagina del giornale femminile: la depurazione, cioè la purificazione, è diventata un’ossessione permanente, insieme alla gelida determinazione di sperperare ore e ore a fare ginnastica aerobica, step, pesi, zumba, correre, tutta roba di una noia abissale. 

Il terzo canale potremmo definirlo di vendetta cosmica: tutto il mondo deve essere coinvolto, nessuno può essere esonerato. L’aborto deve essere finanziato da denaro pubblico, non è prevista un’obiezione di coscienza fiscale, e questa è una violazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa. Le donne avevano giurato: «L’utero è mio e me lo gestisco io». Non lo hanno gestito loro. Questo programma è stato rinnegato in tutto il mondo. L’utero si gestisce con soldi pubblici perché tutti siano correi dello scempio. Tutti lo pagheremo. Tutti lo abbiamo già pagato, in queste società sempre più futili, sempre più miserabili, sempre più prive di voci di bambini, e lo pagheremo con la morte della nostra civiltà e con la morte della nostra anima. Adesso il cristianesimo è diventato panna montata e zucchero filato, in realtà è una religione durissima. Chiunque abbia permesso che col proprio denaro siano pagati gli aborti, ne risponderà. Avremmo dovuto rifiutarci anche a costo di finire in galera, i primi cristiani finivano nel Colosseo sbranati dai leoni, gli ultimi cristiani finiscono bruciati vivi nelle loro chiese in Nigeria. Essere cristiani ha un costo, noi non lo abbiamo pagato, siamo diventati complici. 

L’aborto è il nuovo sacramento, nessuno deve esserne fuori, anche i bambini, anche le bambine devono essere coinvolte. A un bambino si può raccontare qualsiasi cosa. I bambini palestinesi hanno come massimo sogno di morire terrorista suicida, cioè morire uccidendo; il sogno dei bambini della hitler-hugend, gioventù hitleriana, era morire per il Führer, cioè morire uccidendo; quello dei pionieri sovietici era morire per Stalin, cioè morire uccidendo. Il sogno attuale è abortire, calpestare col piede e schiacciare il proprio bambino, cioè uccidere il proprio figlio, la propria progenie, la propria femminilità, la propria maternità... e un pezzo bello grosso della propria anima. La bimba che col piede schiaccia il bambolotto ha abiti verde sfolgorante decisamente sexy. Le nuove donne 3.0 sono una garanzia: i maschi che se la porteranno a letto lo potranno fare senza problemi di dover poi mantenere un figlio. La libertà dell’irresponsabilità più disumana.

Se un uomo abbandona il suo cane, manifesti pubblici lo definiscono un bastardo. Far smembrare il proprio figlio dalla sanità pubblica perché tutta una nazione ne sia responsabile, è un inno alla libertà. Un uomo che lasci morire di fame i suoi figli pur di non mantenerli, è un uomo che vive la sua sessualità con libertà o è un irresponsabile? Una donna che uccide i suoi figli facendoli smembrare nel proprio ventre, è una persona che vive la sua sessualità in maniera libera... e non osate sollevare qualche dubbio o vi cavano gli occhi. Possiamo affermare che far smembrare un figlio nel proprio ventre è un gesto eticamente più grave di abbandonare il cane? No, non possiamo. In Francia avremmo un procedimento penale e in Italia anche, dopo il ddl Zan Scalfarotto: scatterebbe l’accusa di misoginia. Chi abbandona il cane lo fa per conto suo, chi abortisce lo fa con i soldi miei. 

L’obiettore è un medico che ha la nausea di vedere i corpicini smembrati nel bidone dell’aspiratore, è un medico che non ne può più di smembrare corpicini. Il bellissimo film Unplanned (sulla storia di Abby Johnson, da direttrice di una clinica di Planned Parenthood a militante pro vita) mostra l’orrore di una persona favorevole all’aborto perché favorevole alla libertà della donna, che finalmente vede con i suoi occhi di cosa si tratta. Quel film racconta la mia storia: anche io ero favorevole all’aborto, “libertà della donna” era un ammasso di sillabe. Quando ho visto il corpicino smembrato, ho capito che violavamo tutti la libertà più elementare di non essere smembrati. Un anatomopatologo ha raccontato l’orrore di fronte a un feto di 16 settimane ucciso da un aborto volontario: in vita sua non aveva mai visto nulla con orrore come quel faccino deturpato dal forcipe. L’odio è per gli obiettori di coscienza, un odio livido, osceno, con la bava alla bocca. È l’odio che i sommersi hanno per i salvati, l’odio che chi vive nella menzogna ha per chi dice la verità: la verità è il diritto del corpicino di restare vivo. «Fuori gli obiettori dagli ospedali», è il nuovo slogan. Se non te la senti di fare aborti, non dovevi fare il medico. È il contrario. Se te le senti di fare aborti, forse la medicina non era il tuo campo. La libertà consiste nel fare il bene. Il male è fatto dai cattivi, i captivi, dai catturati, da chi ha permesso che la libertà più elementare, essere donne, dominae, reginae, sia stata annientata. 

 

Silvana De Mari

Fonte: Notizie Pro Vita & Famiglia, n 94
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