10/01/2016

Demografia - Il (disastroso) 2015 in numeri

La demografia si basa sui numeri e, lo si sa, alla logica dei calcoli non si sfugge.

Ecco perché, in questi primi scampoli del 2016 in cui si tirano le somme dell’anno appena concluso, è possibile affermare in via informale (i dati Istat arriveranno) che il 2015 – in quanto a demografia, ma non solo – è stato un anno disastroso. Come era poi stato il 2014, l’anno peggiore dall’Unità d’Italia in avanti.

Nel 2015 hanno vinto le culle vuote... e il malthusianesimo (recentemente smentito anche da Nature).

Per l’Italia può essere presa come situazione esemplificativa quella del Trentino, ossia la Provincia che, subito dopo l’Alto Adige, presenta il tasso di fecondità più alto d’Italia, 1.4 figli per donna (largamente insufficiente a garantire il ricambio generazionale, ma tant’è...).

Scrive il neonatologo Dino Pedrotti sulle colonne del quotidiano locale L’Adige: “[...] Nell’anno 2015 sono nati 4533 neonati, più di 500 in meno (-10%) rispetto ai 5102 di cinque anni fa. In Trentino prima del 1930 nascevano più di 10.000 bambini e circa 8.000 alla fine degli anni ’30; 6.800 nel 1945 a fine guerra e ben 9.270 nel 1946! Negli anni ’50-’60 nascevano sui 7.000 neonati, con un massimo di 7.762 nel 1964 (baby-boom). Da quell’anno (intanto era arrivata la pillola anticoncezionale…) c’è stato un continuo calo fino ad un minimo di 4.082 nati nel 1986. Da quell’anno i nati trentini sono cresciuti fino ai 5102 del 2010. I 4082 nati del 1986, con una popolazione del Trentino sui 450.000 abitanti, corrispondevano ad un tasso di natalità di 8,9 neonati ogni 1000 abitanti); i nostri 4.500 nati, con una popolazione di 540.000 abitanti, corrispondono appena a 8,3 nati per 1000 abitanti. Possiamo quindi dire che abbiamo raggiunto il più basso numero di nati in rapporto alla popolazione“.

Niente più bambini, meglio prendere un animale domestico. Pare essere questa la politica italiana, ben diversa dai dati del “Baby Boom” del 1964 con 2.7 figli per donna, che purtroppo somiglia a quella di tanti altri Paesi. Ne ha dato evidenza anche il blog La27esimaOra, riportando i dati di uno studio internazionale: “La riduzione delle nascite è un fenomeno che riguarda tutti i Paesi industrializzati. L’Italia, però, riesce a fare peggio degli altri. Nel numero 33 del 2015 del Working Paper Series Families and Societies, Maria-Letizia Tanturri dell’Università di Padova insieme con altre quattro ricercatrici internazionali faceva notare che in Italia una donna su cinque, tra le 40-44enni, non ha figli: ci batte la Svizzera“.

L’inverno demografico è dunque diffuso a livello internazionale (si veda questo schema che confronta le diverse situazioni) e le conseguenze di questo squilibrio non tarderanno a farsi sentire in maniera sempre più prepotente, con i giovani senza lavoro e costretti a pagare le pensioni altrui senza aver prospettive di averne una per sé, e con tante famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese... Ma intanto si pensa ai matrimoni gay e alla stepchild adoption...

Teresa Moro

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