10/02/2018

Demografia (ancora) in profondo rosso nel 2017

La demografia italiana non dà cenni di miglioramento, anzi peggiora. Queste le conclusioni che emergono dalla pubblicazione dei dati Istat 2017, che non sorprendono e confermano un trend in caduta libera: nascono sempre meno bambini, anche il record negativo del 2016 è stato battuto e adesso si aspetta solo di arrivare a bissare il «peggior dato dall’Unità d’Italia», tanto perché così i giornalisti dovranno inventare un altro termine di paragone. Si scherza per non piangere, ma la situazione è veramente problematica.

Nella valle di lacrime in cui è immersa la demografia italiana, sono veramente poche le “isole felici”, dove il saldo della popolazione è in crescita: ma, attenzione, la percentuale ricomprende anche le immigrazioni che, nelle regioni del Nord, sono un numero importante. In Provincia di Bolzano si registra un +7,1 per mille, con il tasso di fecondità migliore d’Italia, pari a 1,75 figli per donna; in Lombardia nel 2017 c’è stato un +2,1 per mille, con una fecondità per donna pari a 1,41; in Provincia di Trento si ha un +2 per mille, con una fecondità per donna pari a 1,50. In saldo positivo anche l’Emilia Romagna (+0,8) e il Lazio (+0,4) e, a livello demografico, si distingue in positivo anche la Valle d’Aosta, con il terzo tasso di fecondità migliore del Bel Paese: 1,43 figli per donna.  All’opposto, le aree del Paese dove la fecondità è più contenuta sono tutte nel Mezzogiorno, in particolare Basilicata (1,23), Molise (1,22) e Sardegna (1,09).

In ogni caso si è ben lontani dal dato utile per garantire il ricambio generazionale, fissato a 2,1 figli per donna. Da notare, comunque, che le aree dove si fanno più figli sono anche quelle dove c’è una longevità migliore: a guadagnare la medaglia d’oro in termini di longevità è infatti il Trentino. Che sia un semplice caso? O che la qualità di vita, e dunque anche il maggior benessere psicologico delle persone sia capace di influire anche sul modo di affrontare la vita?

Le riflessioni che si potrebbero fare di fronte a questi dati sono tante, ma forse la più importante rimane a livello educativo ed ideale: abbiamo una generazione di giovani che non è capace (o che non è in grado?) di assumersi responsabilità gravose – e definitive – come quella di sposarsi e di mettere al mondo figli perché è inabile al sacrificio, vive sul sentimentalismo e sui dati effimeri, ha un’indole edonista e, in definitiva, non ha ideali grandi cui tendere. Una generazione di “ragazzetti immaturi”, anche se hanno superato da un po’ i venticinque anni, che non ha avuto veri maestri, se non gli apostoli del “carpe diem“.

Poi, naturalmente, il dato economico rimane ed è un dato di fatto che i giovani che intendono mettere su famiglia non sono aiutati per nulla (si pensi banalmente al mutuo: quale banca lo concede a coniugi entrambi con lavoro precario?). In tempo di campagna elettorale, questi dati dovrebbero far riflettere i nostri politici – e quelli che siedono al Parlamento Europeo, dato che ormai ne siamo succubi – rispetto alle vere urgenze del nostro Paese che, sembra quasi banale rilevarlo, non è l’ora legale... ma tant’è, quando si è capaci di guardare solo al proprio interesse e agli scarsi anni della propria vita, senza avere dei valori di base saldi e senza saper formulare un pensiero di lunga durata, aperto al futuro, succede questo.

E allora, cosa volete, continueremo a perdere un’ora di sonno in primavera e a guadagnare un’ora d’orologio in autunno... ma che a nessuno venga in mente di usare i sessanta minuti guadagnati per fare un figlio, mi raccomando!

Teresa Moro


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