19/02/2019

Ddl utero in affitto, parla Pillon: «Spero anche le femministe più intransigenti lo appoggeranno»

I supporti giuridici contro l’utero in affitto erano già abbastanza incoraggianti. La legge 40/2004 e la recente sentenza della Corte Costituzionale, tuttavia, non sono ancora sufficienti per tutelare in modo sicuro dall’esercizio di questa bieca pratica. Il disegno di legge presentato in questi giorni dal senatore Simone Pillon (Lega) mira a neutralizzare tutti i cavilli in grado di aggirarla. A colloquio con Pro Vita, il senatore Pillon ha illustrato gli elementi più innovativi del suo Ddl, dall’illiceità delle trascrizioni di atti compiuti all’estero all’inasprimento delle sanzioni penali. A fronte di tanti “no”, c’è sempre un grande “sì” alla dignità della donna e del bambino.

Senatore Pillon, perché la normativa attuale che proibisce l’utero in affitto non è sufficiente?

«La pratica dell’utero in affitto e della compravendita di gameti è già punita penalmente dalla legge 40/2004. Il dato normativo però non è ancora estensibile all’estero, quindi, non essendo l’utero in affitto contemplato tra i reati punibili anche se compiuti da cittadini italiani all’estero, accade che si verificano fenomeni di turismo riproduttivo. Persone senza scrupoli vanno ad acquistare i gameti sul mercato straniero e ad affittare l’utero di donne, quasi sempre del terzo mondo, che hanno problemi economici e vengono indotte a sbarcare così il lunario. Quando poi il figlio concepito artificialmente viene portato in Italia, secondo alcuni tribunali va tutto bene e si può tranquillamente far finta di nulla.
La mia proposta di legge viene a colmare questo gap, perché l’utero in affitto, come afferma la Corte Costituzionale, è contrario alla dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane, mettendo in crisi anche le relazioni genitoriali del figlio, reso artificialmente orfano di madre. In occasione della Giornata Mondiale della Violenza sulle Donne, il Senato ha approvato una mozione che esplicitamente indica l’utero in affitto come una forma di violenza contro le donne e impegna governo e parlamento a fermare tale pratica anche all’estero. Ciò è esattamente quel che vogliamo. Mi auguro sarà una proposta di legge su cui anche le femministe più intransigenti potranno convergere in modo convinto».

Che tipo di sanzioni prevede il nuovo Ddl?

«Vengono inasprite le sanzioni già previste dalla legge 40/2004, che oggi stabilisce il carcere da tre mesi a due anni e la multa da 600mila a un milione di euro. Con il nuovo Ddl il carcere sarà da tre a sei anni, e la multa da 800mila a un milione di euro. C’è poi il problema delle trascrizioni: nel momento in cui, qualsiasi tribunale o corte autorizza la trascrizione di un bambino con due persone dello stesso sesso indicate come genitori, di fatto si legittimano le conseguenze di un reato. Attualmente il nostro ordinamento prevede che quando un bambino è iscritto all’anagrafe, debbano essere indicate le modalità attraverso le quali è stato individuato il genitore. Il padre dichiara a pena di falso che il figlio è biologicamente suo, e la madre dichiara di averlo partorito. Come fanno due maschi (o due femmine) a dichiarare che quel bambino è figlio di entrambi senza incorrere nel reato di alterazione di stato e di false dichiarazioni? Per questo, l’art.3 del Ddl stabilisce che è vietato iscrivere all’anagrafe un bambino come figlio di due uomini o due donne. Chi va a rubare un’auto all’estero e poi se la porta in Italia, non potrà mai trascriverla a proprio nome. Noi, giustamente, vietiamo la trascrizione di auto rubate, anche se il reato è commesso all’estero, e invece permettiamo che i bambini siano iscritti all’anagrafe col cognome di chi li ha comprati su internet… È assurdo: se il principio vale per le automobili, a maggior ragione dovrebbe valere per gli esseri umani».

Se dei “genitori surrogati” dovessero finire in carcere, il bambino a chi sarebbe affidato?

«La nostra proposta di legge, sottoscritta da decine di senatori della Lega, mira a prevenire il traffico di esseri umani, perché la dignità delle donne e dei bambini è un diritto sacrosanto cui non siamo disposti a rinunciare. In casi estremi, il giudice avrà tutti gli strumenti per punire i trafficanti di bambini e per valutare a chi stia bene affidare il minore che è stato, suo malgrado, oggetto della compravendita».

Luca Marcolivio

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