21/05/2019

Crisi demografica, e ora che lo dice pure Piero Angela? È tardi

«Leggere questo libro è un’operazione salutare per aprire la mente». Così scrive Piero Angela nella prefazione di un nuovo interessante libro di Antonio Golini che analizza la crisi demografica tutta italiana, tra record negativo di nascite e innalzamento dell’età media della popolazione, dal titolo Italiani poca gente (ed. Luiss).

Una crisi che dovrebbe costringere a rivedere tutto: sviluppo economico, lavoro, welfare e politica estera. Come spiega lo stesso Piero Angela: «In generale, e nella nostra politica in particolare, non c’è una visione di lungo termine. La crisi demografica è la conseguenza di programmi tarati solo sul consenso immediato. Cambiare politica è facile e veloce, cambiare la demografia no. C’è una bellissima metafora usata da Antonio Golini: in un orologio, le lancette dei secondi rappresentano la politica, quelle dei minuti l’economia, quelle delle ore la demografia. Ma sono quest’ultime a dirti che ora è. Sembrano ferme, ma segnano il tempo».

Intanto mentre la politica sta a guardare, le statistiche dicono che siamo passati da una media di  2,7 figli per donna del 1964 a poco più di uno. Secondo il giornalista e conduttore di Quark il problema è che ormai mettere su famiglia non è più sentito come una priorità: «A 25 anni neanche ci si pensa, giustamente. La società moderna è frutto di un processo di liberazione dell’uomo, ancor di più della donna. Le studentesse sono più degli studenti, si laureano prima e con voti migliori. La superiorità del maschio è stata smentita dall’accesso delle donne all’istruzione. Qualunque ragazza che si laurei non vuole subito dedicarsi ai pannolini, sa che con la routine familiare alcune attività le sarebbero precluse. Quindi ritarda l’arrivo di un figlio. Ma più lo si ritarda più diventa difficile farlo e quando arriva, ci si ferma a uno».

E paradossalmente sono sempre i Paesi poveri a fare più figli, in quanto sono considerati un vero e proprio investimento: in Africa sono addirittura una risorsa. Nonostante tutto esistono delle eccezioni, nel mondo occidentale, ovvero in alcuni Paesi ricchi dell’Ue, si fanno più figli, ma solo perché ci sono servizi, aiuti e attenzione al problema. «L’Italia», sottolinea Piero Angela, «è l’unico Paese che dà più ai pensionati che alle madri. Il sistema è rovesciato. Così, se non hai dove mettere il figlio mentre lavori, è un problema. O se lo hai, costa molto».

Nell’ultimo capitolo del libro si cerca di dare una spiegazione a tutto questo affermando che il nostro “malessere demografico” è causato da un vero e proprio malessere culturale: scarso senso di appartenenza a una comunità, insieme alle responsabilità che questo comporta, ma anche la scarsa consapevolezza del fatto che i figli non sono soltanto un impegno, bensì anche una fonte di ricchezza per la famiglia e la società. Allora che fare? Semplicemente fornire aiuti concreti alle famiglie anche in Italia, dove stiamo assistendo a una vera e propria “glaciazione demografica” ma, come chiosa Piero Angela, «se invece hai l’asilo nido, la possibilità di lavorare, due stipendi e aiuti forti, dalla detassazione ai contributi – non un bonus da 80 euro – allora è chiaro che fai più figli. Ci sono sondaggi, per quel che valgono, che dicono che le donne vogliono avere figli. E se si chiede loro quanti, rispondono “;due”. In Francia, ad esempio, tutti possono disporre di scuole materne, asili nido, sia nel quartiere che nelle aziende. E la media è di due figli per donna».

Manuela Antonacci

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