21/07/2015

Controllo della popolazione: in UK si penalizza il terzo figlio

Purtroppo anche l’Inghilterra sembra piegarsi alle politiche anti-famiglia e antinataliste oramai egemoni in Occidente, volte al controllo della popolazione.

A darne notizia è il sito LifeSiteNews, con un articolo dove spiega che, con l’attuazione dei nuovi provvedimenti finanziari, verranno aboliti i benefits dal terzo figlio in poi.

Il provvedimento in questione, introdotto l’8 luglio dal cancelliere George Osborne sotto il primo ministro David Cameron e che entrerà in vigore da aprile 2017, presenta diversi punti deboli, ma di certo questo attacco alla famiglia è l’aspetto più problematico. Questo perché limitare gli aiuti economici esclusivamente ai primi due figli finisce per incentivare l’aborto e concorre a creare una scala di valori nelle persone, per cui – ha sintetizzato Clinton Somerton della Campaign Life Coalition (CLC) – “certi bambini verranno considerati indesiderati e gravosi semplicemente perché sono i terzogeniti”.

Bludental

Inoltre, a livello più generale, il provvedimento inglese appare come una subdola (ma neanche tanto) strategia di controllo della popolazione. Innanzitutto in termini demografici, per cui si portano le famiglie a limitare le nascite; e in seconda istanza in termini ideologici, perché si instilla nelle persone l’idea che il numero di figli ideale sia due, che di per sé non è neanche sufficiente per garantire un normale ricambio generazionale; infine, in termini sociali perché si ‘costringono’ i genitori a fare al più presto ritorno al lavoro, con un conseguente impoverimento dei legami familiari e una necessaria delega allo Stato in campo educativo.

In tanti, con ragione, hanno paragonato il provvedimento inglese alla brutale Politica del Figlio Unico cinese (One Child Policy) introdotta nel 1979 e che in pochi anni ha determinato l’uccisione di centinaia di milioni di bambini (specialmente femmine, con l’aborto selettivo), infanticidi e sterilizzazione forzata di tante donne. Politica che ha causato un preoccupante squilibrio sociale, sia in termini di rapporto tra popolazione maschile e femminile, sia per quanto riguarda l’età media della popolazione, in progressivo aumento.

Di fronte a tutto questo torna alla mente il passaggio dell’Enciclica Centesimus Annus di Giovanni Paolo II, laddove veniva ribadito che la politica e l’economia dovrebbero essere a servizio dell’uomo, e non dovrebbero opprimerlo. Scriveva il pontefice nel 1991, proponendo un ragionamento condivisibile anche per chi non condivide una prospettiva confessionale: “Contro la cosiddetta cultura della morte, la famiglia costituisce la sede della cultura della vita. L’ingegno dell’uomo sembra orientarsi, in questo campo, più a limitare, sopprimere o annullare le fonti della vita ricorrendo perfino all’aborto, purtroppo così diffuso nel mondo, che a difendere e ad aprire le possibilità della vita stessa. Nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis sono state denunciate le campagne sistematiche contro la natalità, che, in base ad una concezione distorta del problema demografico e in un clima di «assoluta mancanza di rispetto per la libertà di decisione delle persone interessate», le sottopongono non di rado «a intolleranti pressioni [...] per piegarle a questa forma nuova di oppressione». […] Queste critiche sono rivolte non tanto contro un sistema economico, quanto contro un sistema etico-culturale.

L’economia, infatti, è solo un aspetto e una dimensione della complessa attività umana. Se essa è assolutizzata, se la produzione e il consumo delle merci finiscono con l’occupare il centro della vita sociale e diventano l’unico valore della società, non subordinato ad alcun altro, la causa va ricercata non solo e non tanto nel sistema economico stesso, quanto nel fatto che l’intero sistema socio-culturale, ignorando la dimensione etica e religiosa, si è indebolito e ormai si limita solo alla produzione dei beni e dei servizi.

Tutto ciò si può riassumere affermando ancora una volta che la libertà economica è soltanto un elemento della libertà umana. Quando quella si rende autonoma, quando cioè l’uomo è visto più come un produttore o un consumatore di beni che come un soggetto che produce e consuma per vivere, allora perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l’alienarla e opprimerla”.

Giulia Tanel

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

 

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