16/09/2016

Contraccezione hi-tech e narcisistica: arriva i.Con

L’ultima trovata nel campo della contraccezione, indica che – a quanto pare – la virilità del XXI secolo non esige più eroici virtuosismi cavallereschi. Oggi la società pensa alla mascolinità (laddove è ancora lecito) in termini quantitativi e qualitativi.

Ed è per questo che lo shopping maschile non potrà farsi mancare l’anello della vanità, l’ultima trovata nel campo della contraccezione, appunto: un dispositivo in grado di misurare le performance sessuali, fornendo dati in tempo reale sul proprio smartphone.

I.Con è un dispositivo in grado di memorizzare, ripetutamente, informazioni raccolte durante i momenti d’intimità con la propria partner. Un anello hi-tech prodotto dall’azienda anglosassone BritishCondoms, maggiore produttrice e-commerce di preservativi, definito «il primo profilattico intelligente al mondo» («The World First Smart Condom»).

La funzionalità di I.Con è molto semplice: viene inserito l’anello a seguito dell’applicazione di un normale condom e, mediante l’attivazione di appositi sensori, l’acquirente potrà beneficiare della ricezione immediata, tramite Bluetooth, di preziose informazioni sulla sua performance (intensità, temperatura, velocità media, lunghezza dei genitali, calorie bruciate, frequenza sessioni, numero di movimenti e posizioni assunte), da poter eventualmente condividere, in anonimato o meno, con gli altri utenti della App. Un test in fase di sperimentazione su venti coppie darà conferma dell’unicità del prodotto, attualmente disponibile tramite prenotazione dal sito web, almeno fino al lancio ufficiale che avverrà nel 2017 al costo di 59.99 sterline.

Negli ultimi giorni il tema della fertilità, connesso alla figura materna e giocoforza alla sessualità, è stato spesso affrontato da opinionisti di varia natura e provenienza, facendo – senza remore – riferimento alla libera concezione dell’atto sessuale e del corpo in funzione di esso e in disfunzione della gravidanza.

In tutto questo vociare si ha l’impressione che alla riflessione sfugga un dato di fatto. A monte di una società che non pensa alla sua continuazione c’è infatti un ostacolo di carattere culturale: l’individuo è annullato in un processo di massificazione sociale che arrampica ogni valore nella montagna della libertà, senza la quale nulla potremmo dire di aver compiuto, ma con l’usurpazione della quale ci ritroviamo ad agire contro noi stessi. Così anche per la sessualità, la scalata continua ad essere ripercorsa per giungere laddove sembra esserci una visuale maggiore: proprietà esclusiva e personale sui corpi; possesso scostato dalla persona; usufrutto di individui che si collocano – seppur all’interno di un’intima relazione – in netta indipendenza tra di loro, mantenendo la staticità dell’autodeterminazione soggettiva. Una meta dove respirare a pieni polmoni significa anzitutto godere del desiderabile svincolato da ogni responsabilità o implicazione, soprattutto grazie alla contraccezione. Una sessualità quindi totalizzante nel moltiplicarsi delle sue esperienze seriali, prive di una prospettiva che vada oltre l’occasione che creano.

Declassata la sessualità umana a forza istintiva irriflessa pari a quella animale, non dominata dal logos, ogni cosificazione della persona diviene pensabile e, in questo, ammissibile. Perdere il desiderio dell’altro come intenzionale benevolenza e sponsale di nuda donazione totale di sé-persona e non solo di sé-corpo, traduce l’appartenenza reciproca ad un prevalenza di egoismi che lacerano l’immagine del pudore, cosicché deve necessariamente venir meno il convogliare dei significati unitivo e procreativo nel medesimo atto sessuale, per poter insediare un calcolo di egoismi e non un vicendevole dono in cui è implicata la persona che è ed ha quella sessualità così come è ed ha il suo corpo.

Il gioco del rapporto sessuale cade a gambe tese nella fossa della società pornocratica, che anzi aiuta a mantenere viva dislocando la relazionalità dal piacere e i due soggetti dalla finalità naturale dell’unione sessuale. Questo trattamento ludico ruota attorno alla vanagloria della (falsa?) mascolinità, che orgogliosamente mira al potenziamento della performance regolato in funzione di indici qualitativi socialmente standardizzati e strategicamente innalzati al fine di alienare sempre di più l’uomo dal reale soggetto dell’incontro sessuale, che è la coppia, non il singolo.

Moralmente è illecito trattare qualsiasi uomo alla stregua di una sex-machine d’efficacia d’uso: l’alienazione determinata dalla contraccezione non rende i due liberi e responsabili verso la verità di quell’atto procreativo reso volutamente sterile e si propone come rapporto di possesso utilitarista e individualista.

La libido sessuale è una voluttà: ricercata quando manca e pervasiva quando è presente. La profondità in cui l’uomo cade lo rende debole e malleabile dai suoi istinti, ed è per questo che il canale della spersonalizzazione diviene quello più percorso se l’uomo non antepone, alla spinta della voluttà, il riconoscimento razionale del fine oggettivo dell’impulso sessuale e l’integrità della sua interiorità.

Il fallimento amoroso drammaticamente senza età è l’incapacità della tenerezza per un amore misconosciuto e un erotismo idolatrato egocentricamente. L’individuo non potrà narcisisticamente bastare a se stesso finché non indulgerà sulla sufficienza umana, riconoscendo che il valore della persona sta sopra la sua azione e sopra l’oggetto della sua azione.

Giulia Bovassi

 

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