30/04/2020 di Giuliano Guzzo

Come la “fase 1” che sta per finire si è presa cura delle famiglie italiane

Come si è già evidenziato in modo chiaro su questo portale, non si può dire che durante questa pandemia il governo italiano e le istituzioni in generale si siano granché occupati della famiglia. Anzi, la «cellula fondamentale della società» si conferma purtroppo – anche in questa fase – la grande dimenticata. Ma proprio per questo appare urgente tornare ad evidenziare quegli aiuti (pur non numerosi) che comunque sono stati messi a disposizione delle famiglie italiane tramite i 127 articoli del decreto “Cura Italia” del 17 marzo scorso. Non si tratta di misure rivoluzionarie ma, in ogni caso, qualche contenuto interessante c’è, e merita d’ essere ricordato.

Un primo aiuto previsto per le famiglie riguarda i permessi straordinari per i genitori, che in estrema sintesi si sostanziano nella possibilità, per le famiglie, di far sì che uno dei due genitori – se i figli sono minori di 12 anni e se l’altro genitore è occupato – richieda con congedo al 50% dello stipendio. Tale possibilità risulta riconosciuta - aspetto non secondario - anche se il lavoro viene svolto in smartworking, quindi da casa; e se ne possono avvalere pure i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti alla gestione separata e autonomi per un massimo di 15 giorni, anche non continuativi.

Una seconda possibilità offerta dal “Cura Italia” alle famiglie è quella del voucher baby-sitter, che è una misura – alternativa al congedo parentale – con cui i genitori aventi i medesimi requisiti possono inoltrare domanda per ottenere fino ad un massimo di 600 euro per nucleo. Un importo, questo, che sale a 1.000 euro per quanti prestano servizio nel comparto sanitario, di sicurezza, della difesa o di pubblico servizio; questo perché si immagina, comprensibilmente, che questi lavoratori possano – almeno in questa fase – essere più impegnati degli altri, con orari e turni se non sempre massacranti di certo, comunque, più prolungati della norma.

Sempre nel “Cura Italia” rientra una terza misura apprezzabile per le famiglie, ossia quella dell’astensione lavorativa per due mesi - in aggiunta a quanto previsto e stabilito  dalla legge 104 - per i lavoratori diversamente abili e per coloro che assistono un familiare con disabilità, con il passaggio da tre giorni al mese a 15 giorni al mese per il periodo di marzo e aprile. Per questi lavoratori è previsto anche un criterio di precedenza per l’accesso allo smartworking.

Per quanto siano provvedimenti ed aiuti a carattere prevalentemente economico, meritano poi di essere – sia pure rapidamente - ricordati altri passaggi del decreto del marzo scorso in favore delle famiglie: dalla sospensione dei mutui 2020, che si concretizza nella possibilità (per lavoratori che hanno subito pesanti ripercussioni economiche) di interrompere momentaneamente il pagamento delle rate del mutuo, alla sospensione dei contributi per il lavoro domestico, tale per cui il pagamento dei contributi Inps per attività lavorative di colf, badanti e baby sitter, che scadono tra il 23 febbraio e il 31 maggio 2020, sarà rimandato al prossimo 10 giugno.

Una parola la merita, infine, anche la Carta famiglia estesa a tutti; tale strumento, infatti, il cui portale di rilascio è www.cartafamiglia.gov.it, era stato inizialmente pensato per le famiglie numerose – aventi, cioè, almeno tre figli -, ma con il decreto “Cura Italia” è stato esteso a tutti i nuclei familiari con figli conviventi minori di 26 anni, anche adottivi. Va detto che anche detta misura non rappresenta nulla di rivoluzionario (sono appena 200, allo stato, i negozi che hanno aderito all’iniziativa e tra questi non si trovano grandi catene o marchi), ma rappresenta comunque un piccolo supporto.

Uno dei grandi problemi degli aiuti alle famiglie, infatti, è il fatto che, oltre ad essere pochi, sono spesso anche poco conosciuti, per non dire ignorati. Ecco perché, per quanto il “Cura Italia” abbia tutti i suoi limiti, è bene che almeno i provvedimenti essenziali pro family siano noti, affinché chi ne ha diritto se ne possa avvalere. Questo naturalmente non cancellerà, purtroppo, le gravi ripercussioni economiche e occupazionali della pandemia ma comunque un piccolo aiuto lo potrà dare. Decisamente meglio di nulla.

 

 

 

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