24/12/2025 di Redazione

Cambio di sesso a 13 anni. Il pediatra endocrinologo Chiumello: «Terribile. In questi casi serve accompagnamento psicologico, anche per le famiglie»

Ha fatto discutere la recente decisione del Tribunale di La Spezia di autorizzare il cambio di sesso a un minore di 13 anni. Una decisione definita «folle» da Pro Vita & Famiglia onlus, ma che ha fatto sorgere non pochi dubbi e critiche anche tra i medici. Tra questi abbiamo raccolto il commento del professor Giuseppe Chiumello, specialista in pediatria, endocrinologia e diabetologia. Con una lunga esperienza nel settore, attualmente Chiumello - dopo essere stato membro del Comitato Etico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele - è membro del CET Lombardia 1. Ha inoltre svolto funzioni consultive in ambito etico per proteggere e promuovere i valori della persona umana in particolare dei soggetti in età pediatrica, ha partecipato a iniziative di formazione di operatori sanitari di strutture pediatriche relativamente a temi di bioetica ed è professore emerito di Clinica Pediatrica.

Professore Chiumello, un suo commento a questa vicenda, cosa è successo?

«Dalle notizie che si apprendono a mezzo stampa è una cosa molto brutta. Stiamo parlando di una bambina che, secondo quanto è emerso, avrebbe iniziato il percorso “transgender” addirittura a 9 anni, che si è concluso nel 2025 attraverso una serie di trattamenti ormonali, che presumo fossero tramite la famosa Triptorelina».

Se ne è parlato tanto anche in passato, cosa è questo farmaco?

«La Triptorelina è un farmaco che blocca l'ipotalamo e l'ipofisi, che sono due ghiandole che sono situate nel nostro cervello, che governano tutto il sistema endocrino, sono responsabili della produzione di ormoni che alla pubertà trasformano l'individuo e lo fanno diventare un giovane, un adolescente. Praticamente questa sostanza inibisce la produzione di testosterone nei maschi e di estradiolo, quindi di estrogeni, nelle femmine. Praticamente si ha un blocco della maturazione puberale, un processo fisiologico per cui a un certo punto nell'organismo, sia maschile che femminile, iniziano queste trasformazioni che portano poi all'essere un uomo adulto o una donna adulta. Bloccando questo processo, si interrompe questa evoluzione fisiologica per cui una persona rimane né maschio né femmina per un certo periodo. L’obiettivo di questo trattamento è quello di non permettere all'individuo - in questo caso una bambina - di svilupparsi come tale e quindi rimanere in una situazione che possiamo definire un po’ incerta. Sinceramente spero non abbiano ora iniziato il trattamento con ormoni sessuali, perché se l'obiettivo è quello di diventare una femmina o un maschio - a seconda dei casi - a un certo punto bisogna somministrare degli ormoni maschili o femminili. Dobbiamo pensare che tutto ciò è un processo, di base fisiologico, di maturazione dell'organismo che è anche una maturazione psicologica e neurologica, ma viene bloccato da questa sostanza. 

Quali sono e che gravità hanno gli effetti collaterali?

«Per quello che si sa attualmente la sostanza non avrebbe molti effetti collaterali, che però sono comunque significativi e in generale non esistono dati scientifici che dimostrino, in modo certo - e quindi per poter stare tranquilli - cosa succede nei soggetti trattati con la Triptorelina, che di solito viene usata nelle pubertà precoci. A differenza del caso in oggetto, la pubertà precoce si può sviluppare per tante ragioni, come un tumore o una malattia particolare, dunque accade che un bambino o una bambina invece di iniziare la propria maturazione puberale verso gli 11 o 12 anni, inizia a circa 5, 6 o 7 anni, ma stiamo parlando di situazioni patologiche. In quei casi, dunque, si somministra la Triptorelina per bloccare questa maturazione. Il punto è che questo farmaco agisce non solo sui caratteri sessuali secondari, cioè lo sviluppo della peluria pubica, della peluria ascellare, sulla crescita del seno nelle bambine o sul volume dei testicoli nei bambini, ma va anche a bloccare, per esempio, la deposizione di calcio nelle ossa e quindi i soggetti trattati con la Triptorelina avranno una tendenza all'osteoporosi, visto che nella vita di un individuo la maggior parte del calcio nelle ossa viene appunto depositata durante il periodo puberale. Allo stesso modo di solito i bambini trattati con questo farmaco hanno un rallentamento nella velocità di crescita. Poi un altro effetto collaterale è la tendenza a prendere peso, diventando quindi sovrappeso o in alcuni casi obesi. Quindi, trattare con questo iter una bambina, come è stato riferito, fin dai nove anni, è veramente qualcosa di terribile secondo me».

L’Italia sembra andare nella direzione opposta a quella di Paesi come Olanda o Inghilterra, un tempo pionieri in queste pratiche ma che ora le stanno limitando o bloccando proprio per via dei rischi che i bambini possono correre. Cosa ne pensa?

«Esatto, un tempo questa pratica era diffusa e attuata con molta facilità, ma ora ci sono divieti e anche severi. In Italia non abbiamo dati sanitari perché non esiste un registro dei soggetti che hanno intrapreso la transizione del genere, però in circa l’80-90% dei casi, queste persone, arrivate alla maggiore età, si pentono di questa scelta e diventano i cosiddetti “detransitioner”, un tempo molto rari ma adesso sono diventati un numero significativo. Quindi la tendenza è e dovrebbe essere quella di non forzare la natura. Inoltre la maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente».

Come dovrebbe agire il Servizio Sanitario Nazionale?

«Attualmente il Consiglio Nazionale di Bioetica e la stessa AIFA hanno già dato dei suggerimenti abbastanza stringenti, però sono solo suggerimenti. Il trattamento di queste persone dovrebbe essere il risultato di una decisione specialistica e lo psicologo deve avere il ruolo fondamentale. In Italia purtroppo ci sono stati anche dei casi eclatanti, trattati anch’essi sulla stampa, di minori di 11, 12 e 13 anni indirizzati alla transizione senza essere stati seguiti sufficientemente da uno psicologo, addirittura con psicologi senza esperienza infantile. O ancora casi, in particolare di una struttura famosa in Italia per questi casi, che trattava i bambini con un’equipe medica in cui non c’era un pediatra né uno psicologo infantile e spesso il trattamento psicologico era breve. Va invece messo in atto un iter completamente diverso, dove il percorso psicologico deve essere lungo e accurato. Attualmente la legge italiana non è molto stringente in tal senso».

Dunque, secondo la sua esperienza e in base alle attuali evidenze scientifiche, come vanno davvero trattati questi casi?

«Ogni caso deve essere caratterizzato da una decisione individuale, ma sicuramente nel caso della bambina di 13 anni di cui si parla in questi giorni io sarei stato molto più prudente, avrei cercato di seguire questa bambina nel tempo e le avrei dato un supporto psicologico protratto nel tempo, portandolo avanti fino ai 18 anni, quindi alla maggiore età. Se, arrivati a quel punto, mi fossi accorto che il processo era irreversibile, allora avrei poi seguito la sua volontà, ma questo anche al di là del parere dei genitori perché a quel punto un soggetto maggiorenne può decidere sul suo futuro».

A proposito del ruolo dei genitori, quanto è importante?

«Beh possiamo dire che in questi casi così complessi dal punto di vista medico e sanitario potrebbe venire meno. Si tratta di un settore molto delicato, dove bisogna essere correttamente informati e consapevoli, dunque penso che la psicoterapia andrebbe fatta non solo sui bambini, ma anche sui genitori, cercando di far capire loro che se da un lato è facile somministrare gli ormoni, poi dall’altro questi stessi ormoni possono determinare delle tragedie sia fisiche che psicologiche nei loro bambini. Inoltre dobbiamo ricordarci che parliamo di bambini o al massimo ragazzi di 11, 12 o 13 anni, quindi ancora immaturi, che possono essere molto influenzati dall’ambiente circostante, sia in senso negativo che positivo. Quindi in definitiva penso siano situazioni molto difficili e che quindi debbano essere affrontate con molta prudenza, con molto buon senso e con molto amore, per non prendere decisioni che possono essere poi tragiche».

 

 

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