13/02/2020

Bianchi (Lega): Le politiche pro vita e famiglia contro l'amministrazione arcobaleno di Bergamo

Bergamo si conferma una delle amministrazioni più gay friendly e meno pro life d’Italia. Complice anche l’asservimento totale della stampa, sono passati senza colpo ferire i patrocini al Gay Pride, a una fiera del gender e ad alcune più che discutibili iniziative educative a sfondo arcobaleno. In compenso, è quasi impossibile diffondere e promuovere qualsivoglia iniziativa a favore della vita, della famiglia o della natalità, nemmeno quando queste sono presentate in un’ottica bipartisan, con spirito costruttivo e finalizzate al bene comune.

A denunciarlo a Pro Vita & Famiglia è il consigliere comunale d’opposizione Filippo Bianchi (Lega), primo firmatario di tre ordini del giorno, il primo dei quali bocciato dall’assemblea, mentre gli altri due sono stati appena presentati: incentivi alle giovani famiglie per acquisto, ristrutturazione o arredamento delle case; campagna informativa sulla Culla per la Vita; campagna informativa e finanziamento al Progetto Gemma.

 

Filippo Bianchi, qual è il contenuto degli ordini del giorno che conta di far discutere in Consiglio Comunale a Bergamo?

«Il primo riguarda la promozione e l’informazione riguardo alla Culla per la Vita. Nell’ordine del giorno, impegniamo l’amministrazione a diffondere, nei locali del Comune e negli uffici comunali aperti al pubblico, informazioni sull’esistenza di questo strumento, che può salvare la vita a molti neonati, e sulla sua collocazione nel territorio. L’altro ordine del giorno prevede uno stanziamento di fondi per il Progetto Gemma, unitamente ad analoghe iniziative di informazione e sensibilizzazione.

Un nostro precedente ordine del giorno, che è stato respinto in Consiglio Comunale, chiedeva lo stanziamento di un milione di euro all’anno, per il triennio 2020-2022, sotto forma di incentivi per l’acquisto, la ristrutturazione e l’arredamento della casa a beneficio di coppie sposate dell’età media inferiore ai trent’anni, con almeno un figlio».

Per quale ragione, a suo avviso, è stato bocciato un provvedimento così importante?

«In base alla mia esperienza di consigliere comunale, posso dire che, anche quando si riesce a trovare uno spiraglio di collaborazione da parte di qualche rappresentante di centrosinistra, arrivano sempre collettivi femministi e abortisti a mettere i bastoni tra le ruote, esigendo un ‘no’ secco a qualunque iniziativa a supporto della maternità, da loro considerata lesiva dei principi della Legge 194. Penso anche a iniziative come il convegno Nascere a Bergamo, che avrebbe dovuto tenersi un anno fa in Comune, alla presenza di esperti come Paolo Picco di Federvita Lombardia. Il collettivo Non una di meno ha però fatto pressioni, costringendo l’amministrazione ad annullare questo convegno».

Quindi, più che della politica in sé, la ragione di questo strapotere abortista e anti-familista è nella forza dei gruppi di pressione?

«Sicuramente, ma c’è anche la complicità della stampa locale che tace sempre di fronte alle nostre iniziative ed è totalmente asservita al centrosinistra. Anche quando è emerso che il candidato sindaco del M5S, Nicholas Anesa, aveva avuto una figlia tramite utero in affitto (che qui in Italia è un reato!), non è apparsa una riga sui giornali, eppure non è un fatto che capita tutti i giorni. Nessuna notizia è stata data riguardo alla conferenza stampa che facemmo con Alberto Zelger, che, lo scorso maggio, poco prima delle elezioni, venne a illustrare i provvedimenti pro life approvati a Verona, dove lui è consigliere comunale. Nessun trafiletto su nessuna testata nemmeno per la presentazione della campagna No eutanasia

In compenso, i giornali locali fanno paginate intere quando il centrosinistra vota iniziative apparentemente per la famiglia ma non incisive ma intanto rimane il fatto che sono favorevoli ad aborto ed eutanasia. Il Comune ha patrocinato e finanziato il Bergamo Pride (contro la famiglia naturale, quindi, contro la Costituzione) dello scorso anno, mentre quest’anno potrebbe addirittura patrocinare e finanziare ben due Gay Pride, promossi da due associazioni diverse in contrasto tra di loro. Non è finita: hanno ricevuto patrocinio anche la fiera della cannabis, tenutasi lo scorso anno davanti al duomo (sic) e una fiera del gender che dovrebbe tenersi a settembre. Sono tutte iniziative che nulla hanno a che vedere con i diritti degli omosessuali. Tutto questo i bergamaschi non lo sanno oppure viene presentato loro in modo acritico o edulcorato. Se ci fosse un’informazione reale e imparziale, il centrosinistra sarebbe in difficoltà e non riuscirebbe più a prendere i voti dell’elettorato cattolico, come ha fatto finora».

 

di Luca Marcolivio

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