20/01/2022 di Giuliano Guzzo

Assegno Unico. Cosa prevede e come richiederlo

Tra le attese novità per le famiglie italiane, in questo 2022, rientra senza dubbio l’assegno unico universale. Come molti già sanno, si tratta di una misura assai significativa, essendo un sostegno che viene erogato alle famiglie per ogni figlio a carico fino al compimento del ventunesimo anno di età. Economicamente poderoso (vale poco più di 18 miliardi), tale misura andrà a riguardare la bellezza di 7,3 milioni di famiglie, per un totale di oltre 11 milioni di figli. Siamo dunque davvero davanti a qualcosa di imponente.

Prima di passare ad aspetti più tecnici, è però doverosa una premessa esplicativa, che vada nel senso di una separazione tra ciò che l’assegno unico andrà a rimuovere e sostituire – vale a dire il bonus mamma domani, il bonus bebè, gli assegni al nucleo familiare e le detrazioni a carico per i figli al di sotto dei 21 anni (sopra i 21 anni restano quel tipo di detrazioni) - e ciò che, invece, resta in aggiunta o in parallelo ad esso, ovvero: il bonus nido, le misure comunali o regionali a sostegno della famiglia e il reddito di cittadinanza.

Si tratta, come si può vedere, d’una riforma strutturale, che accorpa molto di ciò che esisteva prima e lo rafforza, nell’ottica di un grande processo di semplificazione. Detto questo, passiamo ora ai destinatari di questa misura, che spetterà ad ogni figlio minorenne a carico e – per quanto riguarda i nuovi nati – decorrerà dal settimo mese di gravidanza; spetterà pure per ciascun figlio maggiorenne fino al compimento del 21esimo anno di età – ma restano le detrazioni per i figli sopra i 21 anni; e per tutti i figli con disabilità senza invece limiti di età.

A livello pratico, per l’assegno unico dovrà fare domande uno dei due genitori che hanno la responsabilità genitoriale e, nel caso di separazione o divorzio – quando la responsabilità genitoriale, va da sé, è lasciata ad ambedue i genitori – l’assegno verrà suddiviso in parti uguali, a meno che non ci sia un accordo diverso. Per inoltrare questa domanda (che, allo stato delle cose, dovrà essere presentata ogni anno), si potrà accedere al sito dell’Inps – con lo Spid, con la carta d’identità elettronica, con la carta nazionale dei servizi -, oppure ci si potrà appoggiare ai patronati a disposizione per tale servizio.

Da notare come sul sito dell’Inps sia presente anche un simulatore, cosa utile dato che esso rende possibile calcolare, all’incirca, l’ammontare di quanto si andrà poi a ricevere. Venendo ora all’aspetto più burocratico, si fa per dire, ma in realtà centrale – quello delle scadenze – va evidenziato come l’assegno unico si può richiedere dal primo gennaio 2022.

Una possibilità che resta comunque aperta fino al 30 giugno di quest’anno, senza che ciò porterà a prendere nessuna delle mensilità spettanti. Per quanto riguarda le domande presentate a gennaio e febbraio, i pagamenti inizieranno ad essere erogati dal 15 al 21 di marzo; in linea generale, comunque, il principio è che l’erogazione dell’assegno avverrà entro il termine del mese successivo alla domanda: quindi se una papà o una mamma presentano la domanda a febbraio, inizieranno a riceverlo a partire da fine marzo sull’Iban presentato assieme alla domanda (anziché sul cedolino, come misure precedenti).

Per capire quanto sarà l’importo di tale assegno (e anche per effettuare la citata simulazione sul sito dell’Inps, a meno che non ci si appoggi a documentazione pregressa) bisogna avere presentato l’Isee, che deve essere valido e corretto. Chiaramente, è probabile che chi volesse fare la domande in questi giorni non abbia ancora l’Isee, il che non costituisce un problema. Sì, perché sarà possibile comunque inviare l’Isee successivamente e in questo modo avere accesso all’importo che spetta al nucleo familiare;

Per coloro che inviano l’Isee entro il 30 giugno, verranno comunque riconosciuti gli importi spettanti da marzo; quindi non si perde nulla; va detto che l’Isee non è vincolante, ma, non presentandolo, si ha diritto solamente all’importo minimo previsto per l’assegno, che sono 50 euro. Quindi – a meno che non si abbia un Isee (cosa diversa dal reddito, giova ricordarlo) - sopra i 40.000 euro –conviene farlo. Un’ultima cosa da chiarire è la possibilità – che potrebbe interessare svariate famiglie (ne sono stimate 400.000 sugli oltre 7 milioni) – che con l’assegno unico alcuni nuclei familiari vadano a perderci, rispetto alle misure di cui sono destinatari. Ebbene, costoro possono stare tranquilli.

Infatti, l'introduzione dell'assegno unico è accompagnata dalla cosiddetta «clausola di invarianza» che, in pratica, garantisce al lavoratore di perdere dei soldi rispetto al passato. Questa clausola, però, interviene solo sui nuclei con Isee fino a 25mila euro e solo per il primo anno, cioè fino a marzo 2023. Tutto a posto? In teoria sì, o almeno si spera.

Però è probabile che l’applicazione di questa misura che, come detto, riguarderà milioni e milioni di famiglie e di figli, potrà presentare alcune storture. In quel caso, il consiglio utile è quello di prenderne nota e di fare in modo che, nel prossimo anno, l’assegno unico e universale possa avere un funzionamento ancora più agevole ed equo. Un Paese alle prese con l’inverno demografico come l’Italia non può permettersi di non potenziare e far funzionare al meglio sostegni ai nuclei familiari come questo.

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