03/08/2018

Ancora attacchi all’obiezione di coscienza

L’obiezione di coscienza è stato un tema molto dibattuto in bioetica per diversi anni, e la sua rilevanza mediatica non accenna a diminuire. Al contrario, più avanzano gli anni, più questo diritto fondamentale è contestato in tutto il mondo. Alcuni nuovi interventi sull’American Journal of Bioethics criticano fortemente i professionisti e le istituzioni sanitarie che si oppongono all’aborto, affermando la necessità di misure punitive come la radiazione all’albo.

L’articolo del filosofo Lawrence Nelson, dell’Università di Santa Clara, sostiene che gli obiettori possono essere colpevoli anche di omicidio se non riescono ad aiutare una donna bisognosa di un aborto d’emergenza. Tacciando le leggi che autorizzano l’obiezione di coscienza d’incostituzionalità, conclude esortando le autorità statali a perseguire professionisti sanitari e amministratori che negano volontariamente alle donne l’accesso all’aborto: «... Se il sistema giudiziario americano deve onorare il suo dovere costituzionale di garantire alle donne un’eguale protezione delle leggi, dovrebbe perseguire coloro che non rispettano il loro dovere legale di fornire un aborto quando la vita di una donna dipende da esso».

Molti altri autori sostengono che non vi è alcuna giustificazione morale per l’obiezione di coscienza alla fornitura di servizi medici di base. I bioeticisti Udo Schuklenk e Benjamin Zolf sostengono che il rifiuto basato sulla coscienza pone gli interessi del medico prima del benessere del paziente, e quindi viola uno degli obiettivi fondamentali della pratica medica.  Così anche Rosamond Rhodes (Mount Sinai School of Medicine) e Michael Danzinger (SUNY Downstate Medical Center College of Medicine).

Due note a margine di queste scempiaggini:

  1. L’obiezione di coscienza, come norma morale prim’ancora che giuridica, non include mai la possibilità di astensione dagli atti necessari a fare il bene del paziente, anche se precedenti o successivi a un intervento cattivo quale l’aborto. Se una donna è in pericolo può e deve essere aiutata a prescindere dalle altre circostanze. Ciò che questi eminenti bioeticisti hanno inventato di sana pianta, è “l’urgenza di aborto per salvare la vita della donna”. Il figlio non può mai essere, in sé, fonte di pericolo per la madre; e tutte le situazioni rischiose legate alla gravidanza possono essere risolte senza ricorrere all’aborto. Nei casi più gravi è possibile che l’intervento conduca indirettamente alla morte del bambino, ma come effetto non voluto né ricercato, quindi non è aborto volontario.
  2. A leggere simili farneticazioni bisogna dedurre che il Giuramento di Ippocrate, e con esso la medicina di ventiquattro secoli, sarebbe fondato sull’egoismo del medico ai danni del paziente.

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
BioEdge

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