07/08/2018

Aborto, statistiche e sovrappopolazione

Uno studio americano ci offre l’opportunità di riflettere (ancora) sui numeri dell’aborto e sulle connessioni con il tanto sbandierato spauracchio della sovrappopolazione.

In nessun Paese che lo ha legalizzato, a quanto ci risulta, l’aborto rientra nel conteggio dei decessi a fini statistici. Del resto sarebbe un clamoroso passo falso: se l’aborto contasse ufficialmente come causa di morte, lo Stato ammetterebbe implicitamente di essere responsabile di un’ecatombe di cittadini non nati. Un team di ricercatori dell’Università del North Carolina (James Studnicki, Sharon J. MacKinnon e John W. Fisher) ha condotto un esperimento, pubblicato in uno studio del giugno 2016 sull’Open Journal of Preventive Medicine, per “correggere” le statistiche inserendo i dati relativi agli aborti.

Dall’esperimento risulta che l’aborto provocato è di gran lunga la principale causa di morte negli Stati Uniti (dati del 2009): siamo a 1,152 milione di morti. Ben oltre le malattie cardiache (599.413 decessi) e il cancro (567.628 decessi); in percentuale parliamo del 32,1% di tutti i decessi di quell’anno. Sono stati calcolati anche “gli anni di potenziale vita persa”, ipotizzando una vita media di 75 anni: 68,4 milioni di anni di vita umana che non è stata vissuta. Si tratta del 77,1 per cento di tutti gli anni persi nel 2009. Per farci un’idea, il cancro ha un costo di 4,4 milioni di anni, che è solo il 4,9% del totale. «Quando ero un feto», scrive il filosofo Alexander Pruss citato da LifeNews, «avevo più da perdere con la morte di quanto non abbia adesso. Perciò uccidermi allora sarebbe stato, strettamente parlando, un danno maggiore».

Numeri così grandi potrebbero indurre facilmente a cadere nel tranello teso dal mito neomalthusiano della sovrappopolazione: quando si pensa che ogni anno, in tutto il mondo, sono abortiti circa 50 milioni di esseri umani, si è anche portati a pensare che se nascessero tutti ci troveremmo presto in una colossale emergenza demografica… Tanto per sfatare questo luogo comune, ricordiamo qui il brillante calcolo del biologo americano Francis P. Felice:
«Una popolazione di 6 miliardi di persone potrebbe vivere in una gigantesca megalopoli grande come lo Stato del Texas. Ogni nucleo familiare composto da tre persone di media, avrebbe a disposizione un villino di 102 mq e 222 mq di giardino. Un terzo dello spazio di questa gigantesca città sarebbe destinato a parco ed un terzo alle attività produttive. La densità di popolazione di questa ipotetica gigantesca metropoli sarebbe di circa 8.104 persone per kmq. Per avere un termine di paragone basta pensare che […] Brooklyn [ha] più di 11.583 persone per kmq» (tratto da Emergenza demografia: troppi? Pochi? O mal distribuiti?, a cura di Jader Jacobelli). In percentuale la popolazione mondiale occupa meno del 3% delle terre emerse. E la matematica non è un’opinione.

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
LifeNews

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