26/06/2017

Aborto: obiezione di coscienza a rischio in Cile

La discussione sulla depenalizzazione dell’aborto in Cile sta continuando nella Commissione Affari costituzionali del Senato (la Camera ha già approvato).

Dal dibattito emergono alcuni particolari inquietanti. Oltre al fatto che sarà vietato assistere un bambino eventualmente sopravvissuto all’aborto (ne abbiamo già parlato), scopriamo pure una palese e pesante violazione del diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario coinvolto.

Infatti durante il passaggio alla Commissione Salute, la maggioranza dei senatori ha escluso la possibilità che infermiere, ostetriche, tecnici e altri possano avvalersi del diritto di non partecipare in alcun modo a quello che evidentemente ritengono essere un crimine contro cui protesta la loro coscienza, ovvero l’aborto, cioè di fatto l’omicidio deliberato di un bambino innocente prima della nascita.

L'obiezione di coscienza al momento sarebbe garantita soltanto ai medici, però con due eccezioni: quando la vita della mamma che abortisce è a rischio e non vi sia nessun altro collega in sostituzione e nel caso in cui la donna si trovi vicinissima alla dodicesima settimana di gestazione, periodo limite in cui sarà permesso l’aborto in caso di stupro.

Come si vede, quindi, tutto è organizzato in maniera tale da limitare il diritto fondamentale all’obiezione di coscienza e per preparare poi la strada (come del resto sta avvenendo da noi) alla sua totale cancellazione in un prossimo futuro. Non è difficile immaginare che a breve la carriera di ostetricia e ginecologia verrà preclusa a chi si professa obiettore: una vera e propria discriminazione. 

Ovviamente l’associazionismo pro-life cileno e il personale sanitario che difende la vita ha sollevato la sua forte protesta verso questo provvedimento liberticida. Medici e infermieri hanno infatti la vocazione di salvare vite umane, di assistere i pazienti e non di ammazzare. Lo dice il laicissimo e pre-cristiano Giuramento di Ippocrate; lo dicono il buon senso e la ragione naturale.

Per questo, lo stesso presidente del Collegio Medico nei giorni scorsi ha chiesto ai senatori di estendere il riconoscimento dell’obiezione di coscienza anche a tutto il personale sanitario che sarebbe coinvolto nell’aborto.

Redazione

Fonte: Aciprensa 


 

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