09/05/2016

Aborto forzato in Cina – Strage e violenze anche nel 2015

La propaganda continua a martellare e quindi molti credono che l’aborto forzato in Cina sia acqua passata.

Abbiamo invece sempre detto che non è vero.

La politica del figlio unico non è stata abolita. Il fatto che si conceda il permesso per un secondo figlio, in determinate circostanze, è del tutto irrilevante.

La dittatura sanguinaria del Partito Comunista Cinese continua a massacrare donne e bambini.

Per tutto il 2015, i dati raccolti  dalle associazioni umanitarie, pubblicati dal Governo americano, dicono che il numero di aborti in Cina sembra essere di 10 milioni superiore al dato comunemente citato di 13 milioni all’anno, perché le statistiche ufficiali tengono conto solo degli ospedali registrati e non della immensa schiera degli ambulatori e delle cliniche non registrate, molte delle quali gestite dagli uffici per la pianificazione familiare.

23 milioni di aborti all’anno vuol dire 63.013 aborti al giorno, 2.625 aborti all’ora, 43 al minuto.

Di questi, sapere con certezza quanti sono stati coatti non è possibile. Ma le testimonianze di abusi, multe esorbitanti, violenze, punizioni corporali (fino alla sterilizzazione coatta di uno dei due genitori) continuano a bucare lo spesso muro della censura informatica cinese e arrivano in Occidente.

Il fatto che comunque per avere un bambino (anche il primo e il secondo) è necessario il permesso del Governo, significa che le donne incinta senza permesso sono costrette all’aborto con la violenza, oppure a pagare multe che equivalgono a cifre incommensurabili (10 volte lo stipendio annuale medio della persona interessata). Le donne che restano incinta senza esser sposate sono le prime ad essere sottoposte alle ‘misure correttive’ per la ‘gravidanza non prevista’ (i Cinesi, da bravi dittatori sanno fare un ottimo uso della neolingua: le loro ‘riforme’ consistono spesso in un maquillage lessicale: ‘aboliscono’ i laogai cambiando il loro nome in janju, che vuol dire prigione; ‘aboliscono’ l’aborto forzato chiamandolo ‘misura correttiva’...)

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Questo è il dossier più completo in circolazione sulla politica del figlio unico cinese.

Il Rapporto delle associazioni umanitarie cui abbiamo fatto riferimento ha confermato anche il persistente divario tra maschi e femmine causato dall’aborto sesso – selettivo, anch’esso vietato dalla legge solo in modo squisitamente teorico e formale, e le altre tragiche conseguenze dell’aborto forzato e della sterilizzazione forzata: suicidi, tratta degli esseri umani, bambini senza identità legale...

E così, anche per tutto il 2015, anno della ‘riforma della politica del figlio unico’, la dittatura di Pechino ha continuato la sua sanguinaria politica di pianificazione familiare. Col silenzio omertoso di molti, in Occidente, e col plauso, in Occidente, di tutti quelli che dicono: “Hanno abolito la politica del figlio unico”.

Francesca Romana Poleggi


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