A Verona «politiche a misura di famiglia». Parla l’assessore Manuela Lanzarin

LanzarinA Verona non c’è alcun dubbio: la famiglia è “la culla dello sviluppo della società”. Mentre la città si prepara a diventare capitale delle Famiglie del mondo (ospiterà infatti la tredicesima edizione del World Congress of Families), Pro Vita ha intervistato l’assessore alle politiche sociali Manuela Lanzarin su attività intraprese e obiettivi raggiunti. Lei, che era stata data in pole per il nuovo Ministero delle Disabilità ai tempi del contratto di governo siglato da M5S e Lega, parla anche di questo tema e chiede un cambio di cultura.

 

Assessore, la sua attività comprende interventi a favore dei minori. Quali realtà si trova ad affrontare più spesso? E di quale intervento è più orgogliosa?

«Il problema che più mi preoccupa è quello relativo ai minori allontanati dalle famiglie, spesso incapaci di prendersi cura dei propri figli; inoltre le difficoltà dei giovani che dimostrano il disagio di vivere espresso già in età preadolescenziale. Sono stata convinta sostenitrice della necessità di implementare il servizio verso i minori abusati o abusanti dei quali la Regione Veneto si prende carico tramite cinque equipes multidisciplinari».

Handicap e infrastrutture, di cosa c’è bisogno a livello regionale perché la società veneta sia sempre più inclusiva?

«É necessario far crescere la consapevolezza e la cultura in senso generale. La disabilità non va intesa come diversità. L’abbattimento delle barriere fisiche e delle barriere della comunicazione vanno accompagnati con il cambiamento di un pensiero scontato e talvolta superficiale».

Gioco d’azzardo, c’è una nuova legge regionale in arrivo. Si può combattere, qual è la strategia che avete messo in campo? 

«Si può e si deve combattere. L’alienazione e anche la solitudine sono strade che portano al gioco patologico, in tal senso la cultura e lo studio allontanano da vincite solo all’apparenza facili. Per chi è già entrato nel vortice della dipendenza da gioco è necessario intervenire con attività di prevenzione, informazione ed accompagnamento perché possa uscirne e riprendere il controllo della propria vita».

Verona capitale delle Famiglie, il governatore Zaia e il sindaco di Verona Sboarina hanno ricevuto le associazioni del Family Day organizzatrici del World Congress of Families. Quanto è importante rimettere al centro della politica, anche territoriale, questo fondamentale fulcro della società?

«La famiglia, oltre ad essere il contesto degli affetti e della cura e crescita personale, è anche la culla dello sviluppo della società. Realizzare politiche “a misura di famiglia” non può che migliorare tutti gli aspetti e gli ambienti della società più ampia, ad esempio, con efficaci “politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” che permettano la condivisione del tempo e delle esperienze nella famiglia e tra famiglie».

A Verona la mozione antiabortista è diventata un caso, nonostante la legge 194 non fosse in discussione. Eppure a livello mediatico è stata fatta passare come anti-abortista. Cosa non condivide del “processo politico” a cui è stato sottoposto il capogruppo del Pd da parte dei colleghi dem

«La mozione non contiene una linea contro la legge 194 del 1978, ribadisce invece quello che la stessa norma include, per quanto riguarda la tutela della maternità, accentuando casomai ciò che già esiste da tempo, ovvero, il sostegno alle associazioni che sensibilizzano e informano le donne che per motivi personali si dovessero trovare di fronte alla difficile decisione di interrompere una gravidanza. Far conoscere il parto in anonimato, ad esempio, è certamente un atto che aiuta la donna ad assumere la decisione con maggiore consapevolezza. Questo tema, ad ogni modo, investe la sfera personale: ritengo che ogni persona debba decidere e rispondere in base alla propria etica e morale».

Marta Moriconi

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