«È importante che si elevi la nostra testimonianza nello scegliere la vita debole, da quella nascente custodita nel grembo materno a quella che si sta aprendo all’eternità in un letto di ospedale». Con queste parole monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, si è rivolto, con un messaggio scritto, alla Manifestazione Nazionale “Scegliamo la Vita”, che si è svolta sabato scorso, 13 giugno, per le strade di Roma, con la partecipazione di migliaia di persone.
Pegoraro ha citato il recente discorso di Papa Leone XIV al parlamento spagnolo: «Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell'ombra il bambino non ancora nato, l'anziano, il malato, chi soffre in silenzio? La difesa della vita umana è una meta di civiltà». Per Pegoraro, infatti, «prendersi cura della vita dei piccoli e degli ultimi, degli scartati e dei non accolti, è la sfida che ci attende», la stessa sfida che, ha aggiunto, «ogni giorno migliaia di volontari, associazioni, centri di aiuto alla vita affrontano aprendo le porte con affetto infinito a donne che hanno paura, che sono sole, che non ce la fanno, che non riescono a intravvedere un futuro con un figlio. È la sfida assunta da chi offre migliaia di ore di ascolto gratuito e non giudicante, un'accoglienza libera e rispettosa, un sostegno sicuro e generoso, una vicinanza anche laddove sarebbe più facile abbandonare tutto».
«Volentieri - ha scritto - saluto con una parola di incoraggiamento le migliaia di persone che ancora una volta scendono in piazza per dire "Sì alla vita". E' importante, in questo tempo complesso e buio, ferito da troppa violenza e da un eccessivo culto della forza, che si elevi la nostra testimonianza nello scegliere la vita debole». Inoltre, secondo Pegoraro, «è anche grazie all'esperienza cristiana che oggi siamo particolarmente sensibili a ogni limitazione della libertà personale e difendiamo i diritti degli individui; è grazie anche a duemila anni di cristianesimo che oggi, certo con esiti anche faticosi e problematici, poniamo attenzione anzitutto alla storia dei singoli individui, della loro dignità, dei loro diritti fondamentali come quello alla vita. Prendersi cura della vita dei piccoli e degli ultimi, degli scartati e dei non accolti, è la sfida che ci attende».
«Questo agire sinfonico - ha concluso - è una ricchezza di cui essere grati, che va preservata e apprezzata. La custodia della vita è possibile nella molteplicità delle sensibilità e nella diversità dei linguaggi. Tutte da rispettare, tutti da sostenere. Estendo a tutti i convenuti il mio più cordiale saluto e la mia riconoscenza per il vostro prezioso contributo».