18/06/2019

Utero in affitto? Meglio del lavoro! La Cgil se li tenga "i nuovi diritti"

Due proposte di regolamentazione dell’utero in affitto saranno presentate domani, a Roma, per iniziativa di Articolo 29, dell’Associazione Luca Coscioni, dell’Associazione Certi Diritti e dell’Ufficio Nuovi diritti della Cgil. Le proposte, che non tengono conto del divieto della legge 40 del 2004, avranno come idea portante quella di consentire a tutti, singles e coppie, omosessuali ed eterosessuali, l’accesso alla maternità surrogata, ovvero alla cosiddetta Gpa, la “;gestazione per altri”.

Una notizia che ha scatenato subito delle forti polemiche, soprattutto da parte di molte femministe, tanto che un documento di protesta firmato, al momento, da oltre 150 persone è stato inviato al segretario Cgil Maurizio Landini. Il J’accuse si concentra sulla mancanza di trasparenza da parte del sindacato stesso, poiché non si è mai aperto un dibattito interno o una consultazione con gli iscritti prima di prendere una posizione così netta. Inoltre nel documento ci si chiede, retoricamente, se «l’immagine di una donna che affitta l’utero rientra nella mission di tutela del lavoro» della Cgil. Tra le molte donne firmatarie del documento – soprattutto intellettuali, politiche e femministe – ci sono anche la regista Cristina Comencini, la sociologa Daniela Danna, la fondatrice di Se Non Ora Quando – Libere Francesca Izzo, l’ex deputata Pd Francesca Marinaro, la presidente di Arcilesbica Cristina Gramolini.

«Caro Landini», si legge nel documento, «apprendiamo con allarme del convegno, dove sono assenti voci contrarie alla maternità surrogata. Da questo», continua il messaggio, «si deduce che la Cgil ha già assunto una posizione favorevole a una possibile regolamentazione dell’utero in affitto. Ma all’interno del sindacato», viene precisato, «mai c’è stato un dibattito su un tema così importante».

Gli attacchi contro la Cgil si concentrano anche sull’aspetto economico di una pratica come l’utero in affitto, che nel 2017 è stata dichiarata lesiva della dignità della donna dalla Corte Costituzionale. «Se il ricorso all’utero in affitto all’estero costa 200 mila euro», si chiedono i firmatari , «la Cgil in Italia quanto pensa si potrebbe valutare? O pensate, venendo meno ai vostri principi, che la gestazione per altri possa rientrare nel libero mercato?». Infine, proprio il documento contro il sindacato chiede, a tal proposito, cosa si intende “per nuovi diritti”, se quindi si vuole un «mercato del sesso e del corpo femminile come merce».

Come riporta il sito di Avvenire, l’avvocato Filomena Gallo, dell’Associazione Luca Coscioni, ha spiegato che le proposte prevedono quella che viene definita come una “Gpa solidale” dove «si dovrà dimostrare che la gestante non è in stato di bisogno, ci sarà un rimborso delle spese mediche e una polizza assicurativa». Inoltre la donna «dovrà già avere dei figli suoi e non potrà essere anche la donatrice di ovuli». Un escamotage, quest’ultimo, che sembra fatto appositamente per ridurre al minimo i legami tra la donna gestante e il neonato e quindi, come sottolinea Avvenire, ridurre al minimo anche le eventuali pretese di tenersi il figlio nato dal proprio grembo.

Per adesso da parte della Cgil non ci sono stati chiarimenti né commenti in merito e lo stesso quotidiano dei vescovi ha specificato che, interpellati, i vertici del sindacato non hanno ancora risposto.

Salvatore Tropea

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