17/08/2019

Svizzera, assolta dopo aver aiutato una donna a morire

I casi di suicidio assistito, eutanasia o di altre forme di aiuto ad arrivare alla morte sono molti, più di quanto spesso si senta parlare.

Nelle ultime settimane è riemerso un caso, forse già noto, che aveva coinvolto una signora di 67 anni nel 2016. La donna, che viveva in una casa per anziani in Svizzera, nel cantone renano, è stata aiutata ad arrivare alla morte dalla dottoressa Erika Preisig che, in un primo momento accusata di omicidio intenzionale, è stata recentemente assolta dalle accuse.

Inizialmente la vittima aveva chiesto aiuto per togliersi la vita, tre anni prima di morire, all’associazione Exit, che però a quanto pare avrebbe rifiutato poiché la donna era stata giudicata incapace di intendere e volere. Il parere positivo al suicidio assistito è arrivato però dalla clinica Eternal Spirit, nella quale lavorava appunto la dottoressa Preisig.

La vittima, però, non soffriva di alcuna malattia terminale né aveva disturbi “mortali”. Era infatti incapace di intendere e volere e soffriva di uno stato depressivo recidivo e di disturbi somatici, quindi malattie psichiche. Inizialmente la Preisig era stata condannata ad una multa di 20mila franchi e a 15 mesi di reclusione con la condizionale. Il pubblico ministero, inoltre, aveva richiesto una condanna di 5 anni di carcere. Nonostante questo la dottoressa alla fine è stata assolta da tutte le accuse e si è sempre dichiarata innocente perché, secondo lei, «agiva nel giusto». A sua discolpa, infatti, ha sempre portato avanti la tesi che temesse che la donna «si potesse togliere la vita in un modo cruento».

Cruento o meno, un “modo” per morire precocemente appare sempre sbagliato. Non per la legge svizzera, che infatti l’ha assolta nonostante abbia procurato la morte della donna.

Salvatore Tropea

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