01/06/2019

Lambert, governo francese ricorre in Cassazione contro idratazione e nutrizione

La vicenda, anzi, il calvario di Vincent Lambert, purtroppo non accenna ad avere ancora un lieto fine. Ha dell’incredibile, infatti l’ultima piega che questa triste storia ha recentemente preso: ci riferiamo al ricorso  fatto in Cassazione dal governo francese, in questi ultimi giorni, contro la sentenza della corte d’appello di Parigi che aveva ordinato la ripresa dell’alimentazione e dell’idratazione per il paziente, in stato di minima coscienza da undici anni, reo, ricordiamolo, semplicemente di essere immobilizzato in un letto e, per di più, al centro di una sfiancante lotta, a fuochi incrociati, tra sua moglie che aveva richiesto esplicitamente la sospensione di tutte le cure, comprese idratazione e nutrizione e i suoi genitori che hanno invece, da sempre, battagliato per mantenerlo in vita. «Una dichiarazione di appello è stata presentata in tarda mattinata presso la Corte di Cassazione a nome dei ministeri», ha dichiarato il ministero della Salute francese.

Un’ostinazione che non si spiega, quella del governo francese, contro la vita del povero Lambert, se si pensa che, appena il 20 maggio scorso, la corte d’appello di Parigi, a cui i genitori del paziente avevano fatto ricorso, aveva ordinato di riprendere, in quattro e quattr’otto, l’alimentazione e l’idratazione che erano state interrotte quella stessa mattina, in modo da mantenere in vita il paziente, almeno fino a quando sul suo caso non si fosse espressa l’Onu, che potrebbe impiegarci anche tempi molto lunghi. Anche il Vaticano si è espresso in merito a questo dramma, definendo il caso di Lambert, come una grave violazione della dignità della persona nel caso di interruzione dell’alimentazione e idratazione.

Ricordiamo inoltre, che Lambert non è affetto da alcun malattia ma è in uno stato di semi-coscienza da quando, nel settembre 2008, ha subito un grave incidente stradale, unica vera causa della sua condizione attuale e che gli ha provocato una lesione cerebrale che lo ha reso tetraplegico. Ma, a quanto pare, al governo del suo Paese non interessa, al punto da volerlo morto. Ci si chiede allora il senso di tutto questo accanimento contro la vita di un povero innocente: a cosa può giovare la morte lenta e straziante di una persona che sembra essere diventata uno dei capri espiatori di questo secolo, di una mentalità sempre più mortifera e crudele. Ma è un interrogativo che, purtroppo, considerati i risvolti presi dalla vicenda, sembra destinato a non avere risposta.

Manuela Antonacci

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