24/06/2013

L’aborto influisce sulla crisi demografica ed economica

Oggi più che mai, la battaglia contro l’aborto assume un valore sociale, ancor prima che etico; le ripercussioni della pratica abortiva, infatti, influiscono profondamente sul benessere e sull’evoluzione di una società, specialmente sulle persone appartenenti a strati sociali che vivono quotidianamente difficoltà di ogni tipo.

Alcuni dei maggiori problemi che l’aborto può contribuire a sviluppare, sono quelli legati alla denatalità e alla crisi demografica. Se condotte all’estremo, queste problematiche possono diventare una vera e propria minaccia per la sopravvivenza di una società, come sostiene l’economista Edward Hugh, che ha espresso le sue preoccupazioni in merito nel libro “Popolazione, la risorsa non rinnovabile”.

Hugh, è un economista di fama internazionale; il “profeta della caduta dell’euro”, così come definito dal New York Times, è stato chiamato a collaborare con il fondo monetario internazionale al fine di analizzare conseguenze e possibili sviluppi della crisi economica spagnola, ed è noto anche per aver ripreso ed arricchito le teorie sul legame fra l’invecchiamento della popolazione e la crisi economica. Secondo tali teorie, all’aumentare dell’età della popolazione diminuiscono l’imponibilità fiscale collettiva il capitale complessivo per gli investimenti, e le persone anziane preferiscono volgere la loro attenzione su investimenti a basso rischio. Secondo Hugh, senza crescita demografica non può esserci nemmeno crescita economica, e alcuni Paesi come Italia, Spagna e Portogallo, in queste condizioni, sono destinati al dissesto economico e sociale. In Portogallo, ad esempio, nel 2012 sono nati solo 90.000 bambini; secondo Eurostat, l’agenzia statistica dell’Unione Europea, all’inizio del 2012 il tasso di ultrasessantenni è salito al 18%, contro il 14% del 1992. E’ chiaro che la crisi demografica non può essere ricondotta solo ed esclusivamente all’aborto; ma è certo che questo tipo di pratica non aiuta, anzi acuisce, un problema che nei prossimi anni potrebbe diventare davvero molto serio.

La pratica dell’aborto, inoltre, può influire molto negativamente anche sulla crisi economica. La quantità di denaro investita per questo tipo di attività, infatti, è davvero incredibile; ogni operazione di aborto chirurgico costa una cifra compresa fra i 1.479 e i 1.814 euro. Secondo un censimento ufficiale, nel 2010 in Italia sono stati effettuati 115.000 aborti; il totale, quindi, è di circa 170.000.000 di euro a tariffa minima, e di 200.000.000 di euro a tariffa massima. Antonio Brandi, fondatore del mensile “Notizie Pro Vita”, ha ricordato che “nel 2010 sono ricorse al “bimbo in provetta” circa 70mila coppie d’italiani, assistite principalmente in strutture pubbliche pagate con i soldi dei contribuenti, e l’uso dell’RU486, stando alla Nordic Pharma, la casa farmaceutica che la vende in Italia, è passato da 7397 pillole nel 2011 a 9703 nel 2012. Si stima dunque che, nell’insieme, ciò comporti altri 70 milioni di euro circa da aggiungersi a quelli sborsati per l’aborto chirurgico“. Questo vale a dire che il solo aborto chirurgico, costa in media 500.000 euro al giorno. C’è da considerare, inoltre, che l’aborto è oggi una spesa statale; la legge 194, infatti, lo rende legale, e ne addossa tutti i costi allo Stato. Considerando, quindi, che dal 1978 ad oggi, in Italia sono stati praticati circa 5.000.000 aborti chirurgici, l’ammontare del costo di questa pratica oscilla tra i 7 e i 9.000.000.000 di euro; l’eliminazione fisica di bambini non ancora nati, quindi, grava sulle spalle dei contribuenti italiani per cifre decisamente inaccettabili.

Per far fronte a tutto ciò, in Italia sono nati i “Centri aiuto alla vita“, presenti attualmente in tutte le Regioni italiane. Queste strutture hanno fino ad ora assistito circa 500.000 donne e sottratto all’aborto circa 160.000 bambini. E’ evidente la necessità sempre più urgente di far fronte alle problematiche derivanti dall’aborto, perché, come evidenziato dai numeri, l’emergenza non è confinata al solo ambito dell’etica, ma lo ha di gran lunga oltrepassato diventando un macigno pesantissimo anche da un punto di vista economico.

di Nicola Terramagra

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