09/02/2014

La Russia ricorda all’Occidente la sua identità

Quel che c’è da sottolineare dell’apertura dei Giochi Olimpici di Sochi, in Russia, non è tanto il discorso inaugurale del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per il quale “Molti atleti professionisti, gay ed eterosessuali, sono contro il pregiudizio. Noi tutti dobbiamo alzare la voce contro gli attacchi a lesbiche, gay, bisessuali, transgender e gli androgini. Dobbiamo essere contrari all’arresto, all’imprigionamento e alle restrizioni discriminatorie che fronteggiano”.

Parole perfettamente in linea con il comportamento di questi decenni del sistema delle Nazioni Unite, senza l’apporto del quale le lobby omosessualiste avrebbero avuto un bel da fare – nonostante il denaro e il potere di cui dispongono – ad affermare l’ideologia del gender nel mondo. Quello che veramente impressiona è la ragionevole risposta del vicepremier russo, Dmitry Kozak, che da un lato ha ricordato che “fare propaganda politica nel corso di un evento sportivo è contrario alla Carta olimpica e alla legge russa” ed ha poi aggiunto: “Siamo adulti qui e possiamo condurre la nostra vita privata come riteniamo necessario. I gay possono fare propaganda della loro sessualità tra gli adulti, ma non c’è bisogno di coinvolgere i bambini”.

Kozak ha colto il punto fondamentale. La cultura omosessualista occidentale non si accontenta di diffondere principi che sono contrari a quelli del diritto naturale. Il suo obiettivo è l’indottrinamento dei bambini, perché sa che per vincere fino in fondo occorre radicare nelle nuove generazioni una visione del mondo omologa ai suoi diktat. Si deve sovvertire la natura? Occorre farlo dalle sue fondamenta. Questa è la ragione dell’accanimento nei confronti di persone non ancora formate, che dagli 0 ai 4 anni – a parere dell’Europa, che redige linee guida a questo proposito – dovrebbero imparare “il piacere sessuale e quello della masturbazione” e per persone in via di formazione, i bambini delle scuole medie, che sono invitati a seguire programmi d’insegnamento sul “gender” e sulle sue variabili. Per poi estendere l’indottrinamento all’accettazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, alla possibilità che queste adottino bambini e – come già è avvenuto – all’equiparazione tra figli naturali e figli prodotti dall’incesto e – come probabilmente avverrà – alla legalizzazione della pedofilia.

Rispetto a questo contesto, la Russia, con le sue leggi – con buona pace di Ban Ki-moon e degli ambienti delle Nazioni Unite – ricorda all’Occidente la sua identità e la sua origine storica. Consente  anche all’Occidente di tenere presente che di fronte a leggi umane che ledono la legge divina, un rimedio c’è: è quello della disobbedienza. Le marce per la vita, le parole, gli interventi, sono importanti, certo. Ma forse non bastano più. Occorrono i fatti. L’affermazione della teoria del gender, rappresenta il grimaldello attraverso il quale movimenti ideologicamente anti-umani intendono recidere il legame tra la persona umana – qualsiasi persona umana, credente o non credente – e la legge superiore, i cui principi, come diceva Benedetto XVI, “sono scritti nell’anima di ciascun uomo”. Se quei principi venissero lesi, l’uomo perderebbe la sua dignità e la sua libertà se rimanesse inerte, se non “gridasse dai tetti”, se non facesse “scandalo”, se non mettesse in gioco la sua stessa vita per difenderli. Proprio come hanno fatto i martiri dei primi secoli, che non si sono impauriti di fronte alle persecuzioni dei pagani, ma hanno saputo contrapporre il loro coraggio e la loro anima.

Danilo Quinto

 

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