27/11/2019

La grande sconfitta sulla Risoluzione sui diritti del fanciullo. Misure contro aborto e gender non passano

Più strumenti per tutelare i bambini, combattere il loro traffico e salvaguardarli dai matrimoni forzati. Nessuna approvazione, però, per la tutela dei più piccoli da pratiche come l’utero in affitto, l’aborto e la teoria gender.

È questo il risultato della votazione del Parlamento europeo che (con 495 sì, 58 no e 87 astensioni) ha adottato una risoluzione non legislativa in occasione del 30esimo anniversario della Convenzione dell'Onu sui diritti del fanciullo dello scorso 20 novembre.

I deputati hanno condannato quindi numerose forme di violenza contro i bambini, come i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali femminili, la tratta e la violenza psicologica, ed hanno esortato tutti i Paesi dell'Ue a elaborare una strategia nazionale per eliminare la violenza sessuale e gli abusi sui minori, sia online che offline. Nel testo si chiede inoltre la piena attuazione del regime europeo comune in materia di asilo per migliorare le condizioni dei bambini non accompagnati.

Appare però grave, come ha commentato Massimo Gandolfini, leader del Family Day, la bocciatura della versione della risoluzione che era stata presentata dal gruppo dei Conservatori e Riformisti e messa a punto da Fratelli d’Italia. «Un testo che – ha ricordato Gandolfini - sosteneva la vita fin dal concepimento e la famiglia naturale, con misure per conciliare vita-lavoro; che condannava la pratica dell’utero in affitto, respingeva la teoria gender ed esortava alla lotta contro la pedopornografia online».

Secondo Gandolfini, invece, «Popolari, socialisti, verdi e comunisti hanno approvato un testo intriso di ideologia, in cui, accanto all'indicazione di obiettivi naturalmente condivisibili, viene promosso l’accesso ad informazioni esaustive sul sesso e salute riproduttiva (leggasi contraccezione - “d'emergenza” e non – e accesso all'IVG) in tutte le scuole; in cui si parla di minori LGBTI - dando per scontato che i bambini possano scegliere di essere trans o intersessuali – di orientamento sessuale e identità di genere slegata dal sesso biologico, rappresentando così un minore iper-sessualizzato e con un’identità liquida».

La constatazione finale del leader del Family Day è dunque quella che «parte del movimento dei Popolari europei abbia ormai abbracciato una deriva contro l’umano, rinnegando quei principi antropologici della cultura politica cristiana su cui si è fondata tutta la civiltà occidentale. In questa cornice – ha concluso – è dunque doveroso ricordare che i primi diritti di un bambino, da cui discendono tutti gli altri, sono quelli alla vita, ad essere amato dalla mamma e dal papà e a non essere oggetto di mercimonio».

 

 

 

di Salvatore Tropea

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