28/11/2018

In quanto donna denuncio questa violenza contro le donne...

#InQuantoDonna denuncio a gran voce ogni volta che è stata perpetrata una efferata #ViolenzaControLeDonne falsificando la grande fregatura dell’aborto.

#Nonènormalechesianormale

In un ospedale, nelle case, per strada. In tv...

Per tutte le volte che a una donna è stato detto che un aborto avrebbe cancellato la paura nata dallo scoprirsi mamma; per tutte le volte che a una donna è stato detto che un aborto è una passeggiata, che avrebbe potuto tornare indietro, che dopo l’aborto non sarebbe stata più mamma, avrebbe potuto fingere che quel bambino non “è”; per tutte le volte che una donna è stata posta, con la complicità dello Stato, di fronte alla scelte: o il lavoro o il bambino; o lo studio o il bambino; o la carriera o il bambino. Per tutte le volte che un compagno ha detto “ora no, o lui o me”; per tutte le volte che un’amica ha risposto “è una tua scelta“. Per tutte le volte che una famiglia ha urlato “non sei in grado di badare a te, figurati a un bambino”, per tutte le volte che hanno sibilato “se lo metti al mondo sarà un infelice”. Per tutte le volte che ci fanno credere che dove si mangia in due non si può mangiare in tre; per tutte le volte che si finge che senza lo smartphone d’ultimo grido tuo figlio sarà un infelice, meglio non metterlo al mondo. Per tutte le volte che disprezzano le famiglie numerose perché un paio di scarpe alla moda valgono più di un fratellino (“fa’ un figlio se gli puoi dare meglio”). Per tutte le volte che diciamo che per fare figli bisogna essere ricchi. Per tutte le volte che ci hanno presentato la maternità come una fregatura...

In quanto donna denuncio ogni volta che è stata perpetrata una violenza nei confronti di quella mamma che per paura ha creduto che strapparsi e lacerarsi fosse l’unica risposta possibile. Denuncio i consultori che non hanno saputo, anzi no, voluto raccontare quello che è l’aborto; in quanto donna denuncio la violenza contro tutte quelle donne e a cui anche psicologi hanno indorato la pillola: “l’aborto? sei mesi massimo e te lo sei dimenticata“; in quanto donna denuncio perchè spesso di fronte questa scelta la donna è lasciata sola, senza lo psicologo “di ordinanza”, se non sotto forma di un questionario a cui rispondere freddamente. Come fosse una ricerca di mercato.

In quanto donna denuncio la violenza contro le donne di lasciarle sole a quelle due lineette del test, sole di fronte a questo evento nuovo. Sole di fronte alla loro vita che categoricamente cambia. Sole. Anzi non sole, spesso, ma bombardate dai: “Non è il momento”/ “è finita” o dai vari “non è la persona adatta”/ “devi finire di studiare” / “non sai badare a te stessa”/ “ti stai rovinando la vita”. E denuncio la violenza prepetrata contro le donne tutte le volte che qualcuno ha risposto alla loro paura con un “vergognati!”, “sei una buona a nulla”, “cosa dirà la gente?” (e se non li senti con la voce, alcuni pensieri, si sentono anche con il cuore: basta uno sguardo. Vergogna!) E ancora per tutte le volte che un medico, un “qualcuno” ha risposto con un: “c’è una soluzione facile e indolore, ma c’è poco tempo. Firma ed è tutto finito”.

«Nessuna donna desidera abortire come desidera un gelato o una Porsche. Desidera l’aborto come un animale preso in trappola desidera strapparsi la zampa» [F.M.Green].

Nessuna.

In quanto donna denuncio la violenza perpetrata contro le donne tutte le volte che, attanagliata dalla sacrosanta paura di riscoprirsi mamma improvvisamente, avete detto che avrebbe potuto non esserlo. Mentendo. Per chi si è fidata e ha scelto di scavarsi la buca da sola. Ma dalla buca, poi, non ha potuto urlare. Dicono che non esiste. In quanto donna denuncio tutte le volte che la cultura di oggi non potendosi permettere che quella buca esista, l’ha negata. E la nega.

In quanto donna denuncio il ’68 e tutta l’ideologia del femminismo, del liberalismo, di quell'”-ismo che ti pare” che seppellisce il grido di dolore delle donne lasciate sole con il loro “irreversibile”, con il loro “volontario“. Per tutte le volte che una donna ha dovuto poi anche rinnegare il proprio dolore, zittire il proprio urlo perché la firma l’aveva messa lei.

Quante mamme abortite, loro; abbandonate nel loro dolore. Lasciate marcire nella loro buca! In quanto donna, denuncio il silenzio che circonda le conseguenze, psicologiche e fisiche dell’aborto. Denuncio chi finge che non esiste la sindrome post-aborto, perchè continua a mietere vittime. In quanto donna, in questo #28novembre, denuncio questa violenta bugia, non solo politicamente corretta, ma politicamente sponsorizzata.

[Ah, in quanto donna, dico anche a voi donne che siete state ingannate, che non è vero che è finita. Nonostante i percorsi di Vita (dei vostri bimbi ma anche vostri) siano stati interrotti bruscamente dalla fantasia umana di essere come Dio, per fortuna, anzi, per Grazia, (permettetemi di essere non politicamente corretta e di nominarlo), quel Dio che proviamo a imitare in teoria, ma non in sostanza, è capace di mettere una pezza al nostro ennesimo danno: fa tutto nuovo, senza cuciture che si strappano, senza pezze da appiccicare qua e là per limitare il danno. È pronta una vita piena, dignitosa e felice.

Carcatelo, incontratelo. Aspetta solo di potervi riabbracciare. E le vostre lacrime, nascoste a volte, di disperazione, di emarginazione, di morte, saranno trasformate in lacrime di riconoscenza, di perdono, di commiato, lacrime di amore. L’umiliazione diventerà dignità, le abbandonate dalla società verranno rivestite con i loro abiti da festa, i loro diademi, il loro essere Regina.

Fidati, se stai vivendo questa esperienza, provaci, cerca quell’abbraccio di misericordia tenero: ho visto che questa esperienza di morte profonda di una donna può diventare l’esperienza di amore più intima dell’umanità intera. E il dolore che resterà altro non sia che motivo di ricordarti che c’è chi ti ha amato oltre i tuoi limiti, nel tuo dolore e nel tuo scappare che ti ha perdonata sin dal momento in cui hai deciso che con lui non ce la potevi fare].

Maria Rachele Ruiu

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